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Come si potrebbe migliorare dunque il modo di riferire la bioetica?

Sembra che si creda che presentare le questioni bioetiche in forma breve e non argomentativa possa essere il miglior modo dal momento che i lettori sarebbero troppo pigri o stupidi per resoconti fastidiosamente più ragionevoli, ebbene, questa credenza è falsa. Potrebbe avere senso valutare la possibilità di assumere giornalisti specializzati in bioetica, cioè giornalisti che abbiano una qualche formazione precedente in bioetica o che acquisiscano la specializzazione appropriata nel corso del lavoro, così in quanto giornalisti competenti potrebbero presentare nella giusta forma la questione al lettore generalista. Gli stessi bioeticisti da parte loro potrebbero e dovrebbero mettere in guardia i giornalisti dei pericoli insiti nella sintesi e nella cattiva informazione circa le questioni bioetiche, come potrebbero anche proporsi come esaminatori finali di articoli redatti da giornalisti o magari di una intervista a loro fatta per dare la condizione di concederla.
Considerate le diverse culture professionali è probabile che la cooperazione non sarà facile.

Fattostà che può avere successo nello stimolare la riflessione pubblica e il dibattito la redazione di articoli per i giornali da parte dei bioeticisti o la possibilità di tenere una rubrica all'interno degli stessi mezzi d'informazione. Produrre pezzi argomentativi di riflessione può essere una delle cose più importanti che i bioeticisti possano e devono fare. Anche se il successo non è garantito non provarci è, nella migliore delle ipotesi, eticamente sospetto.

di Marianna Tesoriero
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