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Comunicazione pubblica e istituzionale, il punto di vista linguistico

Oggi, in Italia, sono molti i punti di vista dai quali è possibile parlare di comunicazione pubblica, a secondo della prospettiva dalla quale si guarda. Questa riguarda gruppi di soggetti.
Esistono testi con prospettiva sociologica, altri con prospettiva giuridica, ma nessuno che usi una prospettiva storica e critico/interpretativa. Neanche la prospettiva linguistica, ad oggi, è stata sufficientemente considerata. Infatti solo in alcuni casi si trova accenno alla qualità della comunicazione,intesa come chiarezza linguistica.
Parlare però di comunicazione pubblica è difficile, e dovrebbe far riflettere un po’ tutti gli studiosi.
Quando si parla di comunicazione bisogna prima sfasare alcuni miti.
Il primo nasce dal significato del termine comunicazione, che non indica solo trasmissione, partecipazione, ma sia il processo che il prodotto della comunicazione.
Esistono sensi diversi di comunicazione:
- Comunicazione pubblica con il senso di oggetto della comunicazione
- Comunicazione pubblica come processo ed effetto della comunicazione
Ciò che però a noi interessa mettere in evidenza, sono le condizioni che il produttore deve rispettare affinché si realizzi e riesca il processo di comunicazione.
Per evitare la confusione, bisogna aver presenti due aspetti:
- Chi sono gli emittenti e il destinatario e quali sono obiettivo e contenuto
- Alcuni vincoli che sono alla base della produzione e ricezione dei testi


Per comunicazione pubblica e istituzionale si possono intendere molte cose.
Nonostante le differenze tra i diversi approcci al tema, un aspetto, sembra accomunarli tutti: si tratta di una duplice assunzione teorica.
La constatazione di una nozione di comunicazione allargata a comprendere le diverse forme di azione e interazione sociale, verbale e non, che permette di definire le società come sistemi di eventi comunicativi.
La comunicazione pubblica e istituzionale ha per oggetto gli “affari di interesse generale” ed è definita più dagli oggetti che dai soggetti. 
Dal punto di vista linguistico parliamo di comunicazione pubblica quando ci troviamo di fronte a testi di interesse generale o rilievo pubblico.
Il riferimento sarà fatto a quella più generale: infatti la comunicazione così intesa si caratterizza per la forte intenzionalità e consapevolezza di trasmettere informazioni da un produttore a un ricevente per l’attivazione di una serie di azioni e interazioni sociali comunicative tra soggetti sociali diversi.
Accanto alla presenza di un contenuto, un destinatario e un obiettivo, ciò che ci consente di dire se una comunicazione sia riuscita o meno è il comportamento che il destinatario assume, una volta riconosciuta e condivisa l’intenzione del produttore.
In sintesi la comunicazione avviene:
- Quando siano chiare le intenzioni del produttore
- Quando questi trasmetta intenzionalmente un contenuto a un destinatario
- Quando il destinatario risponda con il suo comportamento alle attese e alle previsioni del produttore

Dalla teoria alla pratica comunicativa


Nella pratica comunicativa può succedere che tutto proceda nel migliore dei modi, oppure che qualcosa comprometta il processo e l’esito della comunicazione. Il comportamento verbale può entrare in conflitto con quello non verbale. 
Un informazione non è mai univocamente comprensibile ma è sempre interpretabile, l’interpretazione è il risultato della mediazione tra soggetti diversi.
Esistono delle condizioni per ovviare alla vulnerabilità della comunicazione data dalla dialogicità dell’atto comunicativo:
- Avere sempre chiari contenuto, destinatario e scopi
- Individuare le specificità di ogni situazione comunicativa

Infatti il produttore utilizza contemporaneamente abilità, competenze e conoscenze, cui fanno riscontro abilità conoscenze e competenze del ricevente, cosicché la comunicazione si stabilisca ed abbia esito positivo.
Il soggetto della comunicazione deve fare lo sforzo maggiore per farsi intendere.

La prospettiva linguistica nell’analisi della comunicazione pubblica e istituzionale


La comunicazione pubblica in Italia, dal secondo dopoguerra ad oggi, ha attraversato tre fasi:
- Propagandistica – dal dopoguerra ai primi anni ‘70
- Comunicazione monodirezionale ma maggiormente consapevole della reciprocità fra diritti e doveri
- Bidirezionalità, cui si è giunti solo dopo alcuni cambiamenti socioculturali

Il primo cambiamento è stato il miglioramento delle condizioni di vita della popolazione italiana, cui è legato l’innalzamento del tasso medio di scolarizzazione.
Questa situazione vede crescere nei cittadini la consapevolezza dei propri diritti (legge 241/1990 allargamento degli spazi per i cittadini di esercitare diritto all’informazione) e della capacità di rivendicarli e salvaguardarli: tra questi,il diritto all’informazione.
Questo quadro ha fatto sì che chiunque facesse comunicazione pubblica, non potesse non porsi il problema dell’efficacia della propria comunicazione.
Infatti, sono sempre di più gli enti, le aziende e le imprese che investono risorse umane ed economiche per curare la propria immagine, cominciando dalle relazioni con il pubblico.
Ma, se al diritto di informazione, si può collegare il diritto all’informazione, al diritto di accesso, non si può connettere il diritto a comprendere tutti gli atti della pubblica amministrazione.

La Prospettiva linguistica attraverso l’analisi di un testo


Prima di leggere un testo dobbiamo fare alcune considerazioni preliminari:
- Impostazione grafico-tipografica e leggibilità materiale
- Uso dei caratteri e dei corpi tipografici

Per capire poi il perché un testo rischia di non essere efficace, occorrerebbe analizzare il contesto.
Le informazione che un testo contiene sono due: principale e secondaria.
Inoltre un testo può essere inefficace per:
- La difficoltà di definire il genere testuale
- La collocazione del testo (il luogo fisico)
- La Non chiarezza del destinatario
- La Non chiarezza dell’emittente
- L’Ambiguità dell’obiettivo principale o della gerarchia di obiettivi coesistenti
- L’uso di termini o locuzioni poco comuni
- Il Ricorso a locuzioni complesse o di tono burocratico

Man mano che cresce la complessità dell’argomento e la distanza tra chi produce il testo e chi lo riceve, i rischi di inefficacia o malriuscita della comunicazione aumentano.
Testi rivolti ad un pubblico ampio e indefinito,da quelli più complessi a quelli più semplici,devono essere il più possibile chiari,leggibili e comprensibili.
Sono leggibili e comprensibili quando sono redatti con criteri di scrittura oggettivi.

Cosa s’intende per chiarezza dei testi?
Ci sono stati vari punti di vista sul significato e l’uso del termine chiarezza:
- Alcuni credono sia possibile garantire ai testi pubblici uno standard minimo di chiarezza
- Altri pensano che la chiarezza sia nemica della complessità

De Mauro: La chiarezza di un testo non è mai una qualità assoluta, ma un testo può diventare chiaro in rapporto a certi destinatari ed a una certa situazione di ricezione; è chiaro in rapporto ai suoi contenuti e ciò che l’autore vuole veicolare.
Perciò si può parlare di chiarezza come qualità oggettiva solo se, a parità di contenuto e situazioni di utenza, un testo risulta più semplice dello stesso scritto in un altro modo.

Alcuni strumenti per la chiarezza
Il  vocabolario di base della lingua italiana è diviso in tre fasce:
- Vocabolario fondamentale
- Vocabolario di alto uso
- Vocabolario di alta disponibilità
Ogni lingua ha un vocabolario di base, ovvero un nucleo di parole di frequenti che tutti i parlanti conoscono e usano abitualmente.
Dagli studi sulla comprensione dei testi e dalla verifiche su campioni di popolazione, sono state ideate alcune formule di leggibilità.
La più famosa è la formula Flesch, che ha avuto ampia applicazione anche in Italia, ispirando l’indice Gulpease.
Entrambe le teorie si basano su due variabili: quella lessicale e quella sintattica.
Misurano cioè la lunghezza delle parole e la lunghezza media delle frasi in un testo.
Così, si giunge alla conclusione che più parole e frasi sono brevi, più il testo risulta leggibile.
Ma la leggibilità non coincide con la comprensibilità, anche se è condizione necessaria perché un testo sia comprensibile ma non sufficiente.
Infatti la comprensibilità è garantita dal modo in cui sono organizzate le diverse unità informative (5 w).
Non tutte le informazioni che un testo presenta hanno la stessa rilevanza.
Così, un testo risulta più comprensibile se le principali emergono subito rispetto alle secondarie.

Riuscire a produrre testi chiari, è dunque possibile, ma meno semplice di quanto si crede.
Per scrivere o riscrivere chiaramente un testo, occorre conoscere sia l’ampiezza delle possibilità che ci offre la lingua sia avere conoscenze precise sull’argomento da trattare e saper applicare alcune regole di scrittura.
di Anna Carla Russo
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