Skip to content

Comunita' islamiche cure all'infanzia

Sia la cultura tunisina che quella senegalese fa parte della Umma (comunità di fedeli) per cui occorre precisare alcuni dei precetti islamici. Il Corano è il libro sacro dell’islam o meglio la raccolta delle rivelazioni  trasmesse da Allah all’ultimo dei suoi profeti, Maometto. Il corano contiene le norme giuridiche che regolano il diritto pubblico e quello privato ma anche la teologia e il rituale islamico. Esso è diviso in 114 sure e versetti scritti in arabo classico che rappresenta il vero collante della comunità islamica che vede invece molti dialetti tra loro anche molto diversi. I precetti dell’islam riguardano i 5 obblighi principali:-
1.la professione di fede:non c’è’ altro Dio all’infuori di Allah e Maometto è il suo Profeta, queste sono le prime parole che la madre sussurra nelle orecchie del bambino appena nato affinché possa sentirsi subito parte della Umma;
2.la preghiera 5 volte al giorno: essa si attua con il corpo rivolto verso la Mecca e sopra un tappeto che simboleggia il distacco dal mondo terreno. Per poter pregare il credente deve essere puro: di qui i rituali di abluzione quali il lavaggio di mani, orecchie, naso bocca fino ai piedi per tre volte necessari a purificarsi da ciò che si è toccato, udito, ecc. se si è precedentemente avuto un rapporto sessuale prima di pregare occorre farsi la doccia;
3.l’elemosina: come momento di carità ma solo quando si hanno le possibilità per farlo;
4.il digiuno: l primo giorno del nono mese del calendario islamico inizia il Ramadan nel quale c’è il digiuno e ci si astiene dai rapporti sessuali dall’alba al tramonto. In generale il Ramadan va inteso come momento di purificazione in cui ci si astiene da tutto ciò che è considerato negativo perché impuro. Da questo digiuno sono esclusi i viaggiatori, le donne incinta o in allattamento e i soldati in guerra;
5.il pellegrinaggio alla Mecca: una volta che si è compiuto il proprio percorso di credente e ci si sente realizzati, quando tutto è in ordine (ad es. si è terminato di lavorare, si sono sistemati i figli ecc) è fatto obbligo di recarsi alla Mecca in pellegrinaggio. Da questo momento in poi il credente si è completamente purificato; è un percorso di sola andata, da cui non si può tornare indietro: da questo momento in poi infatti non si potranno più commettere atti considerati impuri.
Nella cultura islamica le diverse fasi del ciclo di vita dell’individuo, dalla nascita alla morte, vengono descritte e celebrate secondo un doppio registro: da un lato la mentalità giuridica dell’islam che dice cosa fare, quando e come farlo e dall’altro le credenze e le tradizioni locali che determinano i comportamenti abituali (Scarcia amoretti B, 2001 in L. chinosi, 2000 pg106) il libro sacro 'organizza la vita dell’individuo dal concepimento e lo accompagna mese per mese nel suo sviluppo fino al raggiungimento dell’immagine umana completa. Nella rappresentazione culturale islamica del concepimento l’essere umano è formato da entrambi i genitori quindi da entrambi i semi: quello maschile, composto denso che forma le ossa e i denti, e quello femminile, materiale sottile che invece forma la carne e il sangue. L’ entrata ufficiale nella società islamica si ha con la festa del settimo giorno nel quale si sceglie il nome del bambino. Durante i primi anni e fino a quando il bambino necessita di cure particolari è affidato alle madri; il periodo dell’infanzia finisce bruscamente con la circoncisione, momento tipicamente maschile anche se esiste anche per le femmine ma ad oggi risulta poco praticata. Dopo l’ingresso nel mondo dei credenti i figli iniziano ad ottemperare agli obblighi religiosi: i bambini entrano nel mondo pubblico riservato ai maschi a avviati ad una formazione che viene scelta anche in base allo strato sociale di appartenenza. Un tempo le bambine invece restavano nel mondo tipicamente femminile, quello privato della casa per prepararsi al destino matrimoniale; oggi invece le cose sono molto diverse e il livello di scolarizzazione femminile è aumentato notevolmente. Bambini e bambine avevano comunque diritto ad essere educati fino ai 10 anni presso le scuole coraniche miste che avevano il doppio ruolo di tramandare, attraverso l’insegnamento mnemonico del corano, l’unica lingua ovvero l’arabo classico, che segnava l’appartenenza alla comunità religiosa, e dall’altro quello di trasmettere le norme tradizionali e condivise per vivere nella società. Va detto che oggi le scuole coraniche sono praticamente scomparse benché l’arabo classico rappresenta ancor’oggi il collante fondamentale di una comunità altrimenti molto variegata al suo interno. Anzitutto infatti vanno distinte le popolazione arabe da quelle islamiche: l’Arabo è una lingua mentre l’Islam è una religione; alcune di queste persone parlano arabo e sono di religione islamica (ad esempio ….)
mentre altre gruppi sociali pur professando la religione islamica conoscono solo l’arabo classico, quello appunto contenuto nel Corano e parlano prevalentemente il proprio dialetto locale. Infine va considerato che da un lato l’Africa ha una moltitudine di dialetti e che l’Islam è una delle più importanti religioni del mondo quindi è praticata in paesi molto diversi tra loro. Ecco allora l’importanza di avere un riferimento culturale, normativo e linguistico che accomunasse l’intera comunità. Per quanto riguarda l’inculturazione essa è affidata alla famiglia. Il nucleo della società islamica infatti è proprio la famiglia e in particolare quella allargata che include i parenti fino al terzo o quarto grado: il senso di appartenenza trasmesso sin dalla nascita non affievolisce con la crescita e la gerarchia garantisce una rigida coesione di ruoli e funzioni; la devozione alla famiglia e il rispetto degli anziani è considerato dovere morale irrinunciabile e l’obbedienza ai genitori fonda la tradizione sociale basata sulle leggi coraniche. Il Profeta infatti dice che i bambini nascono come una pagina bianca ed è compito del genitore educarli ed insegnare loro la religione (chinosi 2002 pg 125) – molto simile al concetto di tabula rasa di Aristotele. In questo caso la frase indica che il bambino è un essere imperfetto da educare, concetto ripreso in diverse sunne.

di Barbara Reanda
Valuta questo appunto:

Continua a leggere:

Altri appunti correlati:

Per approfondire questo argomento, consulta le Tesi:

Puoi scaricare gratuitamente questo appunto in versione integrale.