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Crisi del partito unico e l’economia a pianificazione centrale in Russia – Victor Zaslavsky

Una volta raggiunta la maturità, la società militar-industriale sovietica cominciò a manifestare tendenze che indicavano una crisi del sistema e testimoniavano la sua impraticabilità in un mondo che cambiava. Il regime del partito unico e l’economia a pianificazione centrale non favorirono l’innovazione tranne che nella sfera fortemente circoscritta della produzione e della ricerca militare.

La logica della guerra nucleare rese impraticabile una nuova guerra mondiale e questo inflisse un duro colpo alla dottrina sovietica socialista della inevitabilità della guerra tra il campo socialista e quello capitalista. Nondimeno il complesso industrial-militare sovietico continuò a ricevere una fetta sempre maggiore degli investimenti dello Stato, in quanto la guerra fredda offriva una raion d’etre per la militarizzazione continua.

A livello interno, il complesso industrial-militare svolgeva un ruolo essenziale nel mantenimento dello status quo. Dato il posto centrale che occupava nell’economia, il settore militari attirava gli elementi più colti, garantendo grossi privilegi ed evitando così alleanze di tali soggetti in un movimento di riforma, essendo questi stessi interamente cooptati dal sistema. Così il complesso industrial-militare sovietico divenne una forza frenante che ritardò la reazione ai sintomi della crisi.
di Domenico Valenza
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