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Dall’Amministrazione autonoma all’Ente ferrovie dello Stato italiano

L’intervento pubblico organizzato nel settore del trasporto ferroviario risale all’inizio del secolo scorso, quando la grave crisi economica del privato impose la nazionalizzazione della maggior parte della rete ferroviaria italiana, la cui gestione venne affidata ad un’Amministrazione autonoma, originariamente alle dipendenze del Ministero dei lavori pubblici: non era dotato di personalità giuridica e gestiva direttamente beni di proprietà statale. Nel 1907 si puntualizzò che lo stato era tenuto ad esercitare direttamente, attraverso l’Amministrazione autonoma, le linee ferroviarie dallo stesso costruite, quelle riscattate e quelle concesse all’industria privata che esso già esercitava sulla base di leggi precedenti o di cui era scaduta la concessione. Durò molti decenni, perennemente in deficit economico-finanziario, non offrì un servizio efficiente, non fronteggiò la perdita di competitività per l’aumentare del trasporto su gomma. Nel 1985, si istituì l’Ente Ferrovie dello Stato, ente pubblico economico con personalità giuridica ed autonomia patrimoniale, contabile e finanziaria, che succedeva in tutti i rapporti attivi e passivi; l’Ente era tenuto ad agire sulla base di criteri di economicità e di efficienza; tuttavia era sottoposto ad una invasiva ingerenza da parte della pertinente Amministrazione statale (Importante il profilo della sdemanializzazione delle strade ferrate). L’ente ha natura di ente pubblico economico, affermata in maggioranza, trovandone conferma nel momento della trasformazione in s.p.a.

di Elisabetta Pintus
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