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Definizione di cura

Nelle rappresentazioni e idee degli educatori (futuri e attuali), la cura è caratterizzata innanzitutto dalla dimensione affettiva: è gesto, azione, accompagnamento, attenzione che implicano vicinanza fisica e un coinvolgimento descritto come istintivo implicito In questa forma la cura e istintuale naturale perche sollecitata da situazioni che chiedono di curare. L’impressione e che non ci si possa sottrarre dalla cura in particolare di fronte a un bambino molto piccolo a un adulto in difficoltà o a un anziano che sta morendo.
Se la cura qui pare coincidere con l’educazione naturale, familiare, d’altronde essa è anche vista, forse più radicalmente, come qualcosa che ha a che fare con la vita e la morte con ciò che permette di vivere e accompagna a morire.
Le relazioni in cui la cura si esprime sembrano essere prevalentemente duali: evocano una certa intimità, come nel rapporto materno o genitoriale o in rapporti di stretta amicizia.
La cura è descritta però anche come una pratica ambigua. Nei discorsi dei futuri o attuali educatori, si fa largo un ipotesi che l’ambiguità della cura sia connessa a ciò che la mette in moto; la cura guidata prevalentemente dall’istinto, dal dover intervenire”, non implica necessariamente un atteggiamento riflessivo nei confronti delle azioni e dei gesti di cura, che accadono quasi automaticamente, sulla scorta di memorie corporee, impresse dalle cure di cui è stato oggetto chi cura.
A volte essa è vista come azione volta a promuovere autonomia nei soggetti, che spesso sembra concretizzarsi nell’ agevolazione di un naturale processo di crescita e cambiamento altre volte più raramente la cura pare dar luogo a un processo in cui l’autonomia è vista come frutto di un apprendimento in questo caso cura ed educazione coincidono Accanto a tale finalità compare poi una dimensione che potremmo chiamare assistenziale: centrale sembra essere l’attenzione al bisogno, a esigenze particolari; la cura allora corrisponde all’intervento che si effettua per colmare, rassicurare, evitare complicazioni, estinguere urgenze.
In tutto ciò, si attribuisce a chi cura i assunzione di una responsabilità di un ruolo “guida”, di una volontà di accompagnare, di stare accanto, di proteggere.
Alla cura, qualche volta, si attribuisce un altro significato: quando è legata alla malattia le si riconosce una connotazione terapeutica e quindi una connotazione professionale che la distingue nettamente dalla cura fa miliare o “naturale”.

di Anna Bosetti
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