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Dibattito sull'Accumulazione socialista tra Bucharin e Preobrazenskij – Lisa Foa

Ma per Bucharin i capisaldi del sistema sovietico erano il potere del proletariato e la sua alleanza intangibile con i contadini; l’agricoltura doveva gradualmente integrarsi nell’industria statizzata attraverso un processo volontario di cooperazione; l’eliminazione dei residui borghesi doveva avvenire attraverso la dimostrata superiorità del capitalismo. Bucharin affermava che la marcia verso il socialismo sarebbe avvenuta a passo di lumaca. Su un giudizio di profonda arretratezza delle campagne la maggioranza postulava quindi la necessità della proprietà dello sviluppo agricolo e di un impegno industriale ad esso subordinato.

Ma per Preobrazenskij non era concepibile uno sviluppo continuo; occorreva un salto di capacità tecnico-produttiva. Contro il fideismo cooperativo di Bucharin, egli sosteneva la necessità della pianificazione e della priorità all’industria, inoltre senza un investimento accresciuto nell’industria si sarebbero ripetute eternamente le crisi di sottoproduzione e sarebbe pericolosamente aumentata l’accumulazione in mano privata con una conseguente minaccia per l’intero sistema.

I protagonisti di tale dibattito esprimevano insieme i due aspetti contrapposti ma coesistenti della realtà sovietica postrivoluzionaria: la pressione di un’agricoltura arretrata che il sommovimento del 1917 aveva spinto verso uno sviluppo capitalistico e la cui rilevante incidenza nell’economia del paese condizionava il processo rivoluzionario nelle città, le esigenze dell’avvio di un processo di industrializzazione che doveva modificare la struttura economica del paese e consolidare la base di classe della dittatura del proletariato. Non a caso, le posizioni dei due principali antagonisti tendevano col tempo ad avvicinarsi.

Ma in realtà, tale discussione si svolse già in un clima profondamente alterato. Stava già per essere abbandonato in quegli anni quel metodo critico di analisi che era stato tipico di Lenin e che lo aveva spesso portato a modificare rapidamente la linea d’azione per adeguarla alle esigenze mutevoli di una società in trasformazione. Tale processo di cristallizzazione ideologica sarebbe poi arrivato ad un grado estremo di perfezione con l’affermarsi della gestione staliniana, nel quadro di quella “ideologia della personalità”.
di Domenico Valenza
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