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Diffusione di programmi diretti a danneggiare o interrompere un sistema informatico

Art. 615 quinquies c.p. “Chiunque diffonde, comunica o consegna un programma informatico da lui stesso o da altri redatto, avente per scopo o per effetto il danneggiamento di un sistema informatico o telematico, dei dati o dei programmi in esso contenuto o a esso pertinenti, ovvero l’interruzione totale o parziale o l’alterazione del suo funzionamento”.
E’ reato-ostacolo all’art. 635 bis (danneggiamento di sistemi informatici) e per questo sarebbe dovuto essere collocato tra i delitti contro il patrimonio.

Soggetto attivo: reato comune, “chiunque”.

Condotta: può consistere nelle diverse forme di messa in circolazione dei programmi,
- diffusione, divulgazione ad un numero indeterminato di persone;
- consegna, cessione materiale del supporto fisico;
- comunicazione, trasferimenti in via telematica.
L’utilizzo dell’espressione: programmi “aventi per scopo o per effetto” il danneggiamento, ha lo scopo di farvi rientrare non solo i programmi concepiti per danneggiare (virus), ma anche altri programmi che hanno finalità diverse ma possono produrre, come effetto collaterale, suddetto danneggiamento.

Bene giuridico: tutti i beni protetti dai reati informatici, che tale norma incriminatrice tende a prevenire.

Offesa: non c’è offesa, è reato di scopo.

Perfezionamento: momento e luogo della condotta, reato istantaneo.

Tentativo: naturalisticamente possibile ma giuridicamente assolutamente non configurabile, in virtù del principio di offensività che vieta l’imputabilità per tentativo nei reati di scopo.

Elemento soggettivo: dolo generico,
- coscienza e volontà di diffondere, consegnare o comunicare un programma informatico o telematico;
- consapevolezza che scopo o effetto del programma è il danneggiamento o interruzione dei sistemi informatici o telematici.
Trattamento sanzionatorio: punita d’ufficio con reclusione fino a 2 anni e con la multa fino a 10329 €.
di Stefano Civitelli
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