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Diritto a un minimo di cure

Oggi con l’emergere di nuove tecniche di cura è difficile stabilire cosa bisogna intendere per cure minime. Quello che si propone è un riconoscimento di un vero e proprio diritto positivo (un diritto positivo implica l’intervento del potere pubblico e dunque una qualche limitazione di una qualche libertà individuale che si presenti come una pretesa (di un cittadino di uno stato) alla completa indipendenza).
Qualsiasi forma pure minima di assistenza sanitaria pubblica esige una disponibilità di risorse finanziarie ottenute attraverso una qualche forma di tassazione (ecco la limitazione). Bobbio osserva che un incremento dei diritti positivi (o sociali) non può essere realizzato senza una conseguente limitazione dei diritti negativi o diritti di libertà (richiedono solo che ci si limiti a salvaguardare la libertà individuale da indebite ingerenze della legge). Ciò che ci chiediamo è: quali sono le cure minime a cui possiamo avanzare una qualche pretesa di riconoscimento pubblico, quali sono i criteri con cui soddisfare in modo equo le richieste individuali a tal proposito? Vogliamo qui trattare la questione delle revisione e trasformazione della nozione di cura legata al trapianto d’organi. E dunque fino a che punto si può considerare di disporre dei propri organi alla stregua degli altri beni di cui si è proprietari?
Da una parte ci si interroga sulla legittimità della creazione di nuovi diritti e dall’altra si riflette sul modo in cui dobbiamo comportarci in quelle situazioni in cui la legge non ci aiuta ma è nella nostra responsabilità morale che dobbiamo cercare la risposta.
Occupandoci di un diritto a un minimo di cure affrontiamo una questione del tutto tradizionale che è quella dei criteri di equità e giustizia sociale nella sanità pubblica. Tutti i problemi che hanno a che fare con l’equità e la conseguente scelta di principi per le cure mediche nascono in un ben preciso contesto, quello caratterizzato dalla scarsità di disponibilità di risorse per le cure mediche, e mi riferisco alle risorse economiche, sanitarie, del personale, oltre che degli organi o del sangue o dei gameti. Questo è l’aspetto oggettivo del problema. Un altro aspetto più soggettivo di questo contesto è dato dal fatto che la richiesta di salute è una preferenza fondamentale delle persone caratterizzata da forti diversità su cui incidono le convinzioni morali. Un altro tratto caratteristico della questione concerne di una sorta di distribuzione casuale nonché naturale delle malattie, nel senso che la natura ci assegna a prescindere dalla nostra responsabilità a delle condizioni (di vita, salute, ricchezza..) avviene però a volte che la casualità venga meno e un malato viene considerato responsabile di ciò che gli è accaduto a ragione del suo stile di vita. Cosa fare in casi come questo? Che decisioni prendere?
di Marianna Tesoriero
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