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Diritto consuetudinario albanese e groenlandese

Per capire cosa significhi trasporre un diritto consuetudinario in un testo scritto quale il Kanun di Lek Dukagjini è utile riferirsi alla trascrizione dei diritto groenlandese compiuta negli anni ’50 da giuristi danesi.
L’inizio delle ricerca ebbe luogo nel 1948, anno in cui il sociologo e giurista danese Verner Goldschmidt venne inviato dal suo governo in Groenlandia allo scopo di vedere se in quel Paese fosse opportuno codificare il diritto penale consuetudinario locale, o non fosse meglio introdurre ed applicare il diritto penale danese.
Cominciò così lo studio del diritto consuetudinario groenlandese.
L’indagine sulla situazione si concluse con la proposta di conservare tale diritto e di codificarlo.
La proposta venne accolta e Goldschmidt eseguì il lavoro d codifica, ed il codice venne applicato come un “esperimento sociale” a cui dovevano far seguito ricerche sociologiche.

Confrontando l’opera di Goldschmidt con l’opera di Gjeçov, si notano alcune affinità e alcune differenze.
Innanzi tutto, Goldschmidt si occupa di un diritto vivente, di un diritto che pur modificato continua ad essere applicato nella società groenlandese, tanto da giustificare la sua trascrizione in un codice ancora oggi in vigore.
L’opera di Gjeçov tratta, invece, di un diritto ormai soppiantato dalla promulgazione.
Inoltre, l’opera di Goldschmidt si interessa alla reciproca relazione fra il diritto locale e quello straniero, in concreto quello danese.
Invece il diritto albanese, applicato soltanto nelle terre albanesi, non ebbe alcun contatto con l’esterno.
L’osservazione che Goldschmidt compie sugli effetti che la codificazione groenlandese ebbe sulla società, cioè che “dopo la codificazione, contrariamente a quanto era avvenuto prima, le comunità subirono meno l’influenza della cultura danese, col conseguente inaridimento della tradizione eschimese, ormai racchiusa all’interno di un codice scritto”, tratteggia un fenomeno che è avvenuto anche nella società albanese: dove sia la trascrizione delle leggi consuetudinarie, che l’imposizione di codici europei, determinarono un “impoverimento” della cultura locale.
di Stefano Civitelli
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