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Divertire e sedurre: due aspetti della comunicazione politica

Nel 1967 Gianni Rodari evidenzia alcuni aspetti della moderna comunicazione politica ossia che la Tv personalizza i problemi meglio della propaganda politica e questo si dovrebbe farlo anche per i problemi politici, infatti discorsi e dichiarazioni sono noiosi, mentre i ricordi raccontati con semplicità sono più interessanti e divertenti. Egli suggerisce di legare più programmi corti in uno lungo magari con qualche annunciatrice carina.
All’interno del Pci, divertire e sedurre iniziano ad essere considerati due aspetti della comunicazione politica.
Non è solo la televisione a  cambiare la comunicazione politica, ma anche le contestazioni del ’68 che sanciscono il passaggio per la comunicazione politica dal dominio della serietà a quello del divertimento. Il manifesto diventa l’emblema della contestazione e viene trasformato; non si cerca più l’assenso, ma la riflessione.
Sui muri compaiono slogan del tipo: “una risata vi seppellirà” o “vietato vietare”.
Le novità della propaganda politica sono i “gauchistes” , la violenza del linguaggio e delle immagini, uno stile più aggressivo con parole forti, ma anche ironiche , fantasiose e surreali.
Si cercano forme comunicative efficaci che sappiano parlare ai giovani del post’68, la fogna significa anche underground, sforzo di produrre una controcultura analoga, ma alternativa a quella di sinistra. Questa contaminazione continua con l’appropriazione e l’utilizzo nei manifesti di destra di simboli del ’68.
Tutto ciò è l’inizio della deriva spettacolare che coinvolge anche la comunicazione politica, anche se in questi anni la spettacolarizzazione del messaggio politico a discapito dei contenuti non è ancora totalmente in atto, però ci si comincia ad adeguare a questo nuovo linguaggio.
Nel 1974 il Referendum sul divorzio permette di confrontare due modi di fare comunicazione politica: la Dc usa toni cupi e fa leva sula paura delle persone, non mira a sedurre, ma ad intimorire.
Il Pci invece utilizza filmati di due minuti. 
La novità è che i protagonisti degli appelli sono personaggi dello spettacolo come Gianni Morandi, Gigi Proietti, Marcello Mastroianni o Pino Caruso che sottoforma di dialogo o monologo  fanno vedere agli italiani come tracciare la croce sul NO.
Il filmato che riscuote più successo è il più surreale ossia Gigi Proietti che annaffiando i fiori su una terrazza recita il monosillabo NO in tono serio e drammatico.
Non tutti però apprezzano questo modo spettacolare di trasmettere il messaggio politico.
Per il referendum del 1974 il Psi produce un 45 giri divorzista  con su un lato al canzone L’anniversario di Domenico Modugno ritratto in copertina con la famiglia e sull’altro il discorso Cosa ne penso del divorzio letto da Arnoldo Foà.
Anche in Italia la pubblicità aveva sempre usato testimonial come ad esempio Nicola Arigliano che saltava sui tram in corsa, ma l’impiego dei testimonial in ambito politico è stato più lento perché i partiti riteneva ciò causa del declino della propria titolarità, infatti il segretario del Pci Berlinguer sconsiglierà di utilizzare Benigni per uno spot elettorale.
Ma alla fine degli anni’70 quando la comunicazione politica deve sedurre i personaggi politici si mostrano inadatti e solo in tempi più recenti il leader acquisirà l’”appeal” giusto per una comunicazione spettacolare e seduttiva.
Una prima forma di testimonial erano stati gli artisti invitati dai Paesi dell’Est ad esibirsi in Italia.
Alla fine degli anni’70 i partiti iniziano ad inserire nelle proprie liste personalità che provengono dal mondo dello spettacolo.
Di fronte all’accentuarsi della distanza tra politica ed elettori i partiti introducono mediatori simbolici come Ettore Scola, Carlo Gravina, Giorgio Albertazzi, Renato Pozzetto e Bruno Lauzi che sono candidati alle elezioni del 1979, in seguito questa lista si apre a sportivi e personaggi televisivi e nel 1987 addirittura a pornostar.
di Anna Carla Russo
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