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Dottrina della monade e piccole percezioni in Leibniz


La monade per certi versi allora non è altro che manifestazione della sostanza individuale, con la differenza che la monade esprime anche una dimensione energetica e percettiva che nella sostanza individuale era solo implicita. Adesso il fatto che Alessandro abbia sconfitto Dario non si spiega solo come una coincidenza del predicato con il suo soggetto (o sostanza individuale) ma anche come necessaria tendenza di sviluppo di una forza, della monade appunto che contiene già in sé le tappe della sua esplicazione. La dottrina della sostanza individuale si è allora trasformata in dottrina della monade che coincide con una esplicità metafisica della forza. Le monadi rispettano anche una precisa gerarchia, determinata dalla chiarezza delle percezioni; inoltre un salto qualitativo avviene nel passaggio dalla percezione all’appercezione ossia la percezione consapevole di se stessa. Il più alto grado di perfezione e di consapevolezza è raggiunto in Dio che è la monade delle monadi, in Lui si realizza l’unità di tutte le percezioni delle varie monadi e per questo ne risulta il fondatore, ragion sufficiente dell’esistenza delle monadi. Bisogna fare l’ultima precisazione a proposito di tale gerarchia: secondo Leibniz esistono anche all’interno delle monadi fornite di appercezione (l’anima dell’uomo) delle percezioni che non arrivano alla coscienza di sé; sono quelle che Leibniz chiama piccole percezioni. L’anima dell’uomo a volte, nonostante sia sempre desta (prova ne siano i sogni) non è in grado di cogliere tutte le percezioni che gli provengono dal mondo (del rumore del mare non percepisce le singole onde) così che la conoscenza non si basa su un processo di apprendimento dall’esterno verso l’interno, ma rimane strettamente legato all’attività interna della monade. Il sapere della monade risulta essere “innato” nella misura in cui la conoscenza è il passaggio da uno stato di oscurità delle percezioni ad uno stato di coscienza, dunque di appercezione.
di Carlo Cilia
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