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Economie di scala e diversificazione: i first movers



Tutte queste imprese avevano in comune una caratteristica fondamentale, quella di essere dei first movers, cioè le prime imprese ad aver effettuato investimenti su larga scala in una triplice direzione: in adeguate economie di scala e scopo per rafforzare la produzione, in un'organizzazione della distribuzione che rendesse fluido il coordinamento fra l'impresa e il mercato e in una struttura manageriale di coordinamento e controllo delle due attività precedenti. Gli imprenditori che per primi hanno effettuato il triplice investimento nella produzione, nella distribuzione e nel management hanno potuto godere di un forte vantaggio competitivo, creando delle barriere all'entrata in grado di essere superate da sfidanti soltanto con sforzi ancora più rilevanti e con rischi maggiori, proprio a causa della forza competitiva dei primi arrivati. I first movers si sono confrontati con gli sfidanti non tanto sul prezzo quanto sui miglioramenti di prodotto e processo, del marketing e della distribuzione e sulla capacità di instaurare migliori rapporti con la forza lavoro e con i fornitori. In prima linea nel dotarsi dei laboratori di ricerca e di sviluppo in grado di migliorare le loro capabilities, queste grandi imprese diventavano fertile terreno di elaborazione delle conoscenze tecnologiche, manageriali e organizzative. Quattro principali strategie consentono alle grandi imprese di continuare a crescere e a mantenersi ai vertici delle economie contemporanee. Due di esse hanno motivazioni difensive, poiché sono finalizzate a proteggere gli investimenti già effettuati: la prima è l'integrazione orizzontale, ovvero una strategia volta a unirsi con, o ad acquisire, imprese che utilizzano metodi produttivi simili, per produrre uno stesso prodotto rivolto a uno stesso mercato; la seconda è l'integrazione verticale, ovvero la tendenza ad assorbire unità coinvolte nelle attività a monte o a valle del proprio processo produttivo. Altre due caratteristiche hanno carattere offensivo, sono finalizzate a entrare in nuovi mercati e a intraprendere nuove attività, sfruttando appieno le proprie capabilities: una è la diversificazione produttiva, l'altra è l'espansione verso aree geografiche lontane. Sono strategie che hanno avuto grande seguito quando il fenomeno delle imprese conglomerate e multinazionali hanno assunto dimensioni rilevanti. La conglomerata è il punto di arrivo di una strategia di diversificazione spinta. Essa può essere classificata in due categorie, quella correlata e quella non correlata: la prima (correlata) riguarda l'espansione dell'impresa in linee di prodotto vicine, per caratteristiche tecnologiche e produttive o per la modalità di marketing e distribuzione, al core business originario; la seconda contempla la diversificazione in campi diversi da quello in cui si opera. La diversificazione correlata permette uno sbocco delle risorse inutilizzate. ENI: correlata, prima estraeva petrolio, poi ha prodotto gas. FIAT: non correlata, produce macchine ma ha comprato il Corriere della Sera.
di Melissa Gattoni
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