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Effetto videogioco e "Per Elisa" in "Elephant"

Da un certo punto di vista sembrerebbe quasi che Van Sant avesse voluto realizzare un videogioco: le situazioni che si ripetono identiche, le prospettive diverse a seconda del personaggio, la visuale dalle spalle dei protagonisti. Inoltre la strage che verrà poi compiuta dai due ragazzi sembra quasi anticipata nella scena di un videogioco (nel quale vengono uccisi a colpi di arma da fuoco tutti gli esseri umani che appaiono all’orizzonte) ripreso sullo schermo di un portatile, con in sottofondo Per Elisa suonata al pianoforte dall’altro assassino (che inevitabilmente richiama la similitudine kubrickiana “Beethoven e violenza”). In realtà la scelta di far suonare Per Elisa è stata frutto di una pura casualità, il regista ha semplicemente chiesto ad Alex di suonare ciò che gli riusciva meglio.
Il regista dilata il tempo del film fino ad ottenere l'effetto di un sinistro presagio, una calma apparente e le nubi del cielo diventano scure.
L’occhio di Van Sant si fa gelido, allucinato; sceglie di lanciare un forte messaggio pur non suggerendo una soluzione: vuole portare lo spettatore a farsi una propria opinione personale sulla situazione, sulle cause. E cerca di riscattare quel tragico evento dalla facile ricerca sociologica di un capro espiatorio per la violenza: non c'è bisogno di essere omosessuali, di guardare documentari su Hitler e di utilizzare videogiochi violenti per covare qualcosa di terribile dentro di sé. A volte basta essere normali. Forse troppo normali. Non c'è tentativo di rassicurare lo spettatore. La realtà ferisce la fantasia.
La fine arriva prima che sia tutto realmente finito. È un finale particolarmente crudele e scioccante e lo è ancor più a causa del quasi assoluto silenzio. Van Sant termina il film come l'aveva aperto, inquadrando il cielo attraversato dalle nuvole. Forse queste nuvole rappresentano proprio l’inconsistenza delle vite di questi giovani studenti, spazzate via da un momento all’altro. E su queste nuvole ripartono malinconiche le note di Per Elisa.  Un cieco potrà mai descrivere un elefante? Io credo che Gus Van Sant ci sia riuscito.
di Laura Righi
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