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Elenco del comportamento del tribunale



1. Editto di Fede il cui effetto comporta il secondo punto;
2. (Auto) denuncia: denuncia di qualcuno o di sé stessi, insieme alla chiamata di altri come testimoni;
3. Informationes: nel caso delle normali denunce verso qualcuno, il Sant'Uffizio comincia a raccogliere informationes (in latino) cioè informazioni. È una fase anche della procedura penale, in cui un giudice comincia a cercare elementi di prova che servono a corroborare un reato che ipotizza che sia stato compiuto (insomma una raccolta di prove).
Il segreto è una caratteristica di tutti i Tribunali del Sant'Uffizio, la sua attività infatti si svolge in assoluto segreto. Chi partecipa a questa attività (medico, boia, noia) è obbligato a mantenere il segreto. Nessuno può sapere cosa succede dentro le stanze del Tribunale. Questa caratteristica del segreto esubera il campo del tribunale, perché il segreto caratterizza anche il reato che viene imputato a un presunto Re. Quando il Sant'Uffizio ha raccolto una serie di prove, passa a una nuova fase;
4. Qualificazione del crimine: dopo la denuncia, la ricerca e l'ascolto dei testimoni, finalmente si riunisce un gruppo molto selezionato di aiutanti del Sant'Uffizio, che si chiamano consultori o qualificatori, anch'essi religiosi. È una giuria di teologi, di uomini competenti, di grandi intellettuali di Chiesa che si riunisce e discute di quello che fino a quel momento sono riusciti a sapere. Infine, il verbale dice "se votò", cioè si vota, anche più volte. In questo momento, i consultori votano e decidono, per quello che è consentito dai testimoni, il reato di cui si sta trattando in quel caso. Riducono quindi la descrizione di comportamenti vari di cui sono venuti a conoscenza, di cui hanno appurato su una "specie criminis", cioè ne fanno una categoria giuridica, facendolo diventare reato. La qualificazione del crimine è un passaggio molto importante in questo procedimento, che comporta la partecipazione di personale esterno ai tre giudici, che sono gli Inquisitori (il primo inquisitore per anzianità, che ha responsabilità maggiore). Accanto ai tre inquisitori c'è questo collegio di consultori e qualificatori.
5. Avvio della causa: una volta che si è qualificato il crimine, dopo il voto dei qualificatori, si decide di avviare la causa del crimine, "in coscienza".
6. Arresto: a questo punto, avviene l'arresto dell'imputato. A casa di questo vanno i cosiddetti "birri" del Sant'Uffizio assieme al notaio dei sequestri, il quale dopo l'arresto comincia a fare l'inventario di tutti i beni dell'imputato e li sequestra. Se la persona imputata ha i mezzi, deve pagarsi la permanenza in carcere. Vengono sequestrati interi patrimoni sia per pagare le spese della carcerazione sia perché, nel caso in cui si trattasse di un condannato a morte, l'intero patrimonio sarebbe rimasto al Tribunale. Gli stessi familiari non hanno le risorse per potersi mantenere e ricorrono all'assistenza di parenti e vicini, dal momento che la famiglia viene privata non solo di un membro ma anche dei beni.
L'imputato viene condotto nelle carceri segrete, non perché nessuno sa della loro esistenza ma perché solo le "carceri del segreto" dove i giudici tengono tutta la documentazione della loro attività e dove tengono i prigionieri in attesa di giudizio. Ad oggi, il carcere è un'istituzione punitiva, nel senso di condanna, ma nei tempi del Sant'Uffizio non era così perché in carcere si ci va mentre viene celebrato il giudizio.
Quando l'imputato viene arrestato e portato in carcere, non sa perché, dato che c'è il segreto.
7. Interrogatorio: in carcere l'imputato viene interrogato, dal momento che gli si chiede sostanzialmente di confessare il reato di cui però l'imputato non è a conoscenza. Vengono fatti in tutto tre interrogatori diversi, a distanza di giorni, in cui si chiede sempre all'imputato di confessare qualcosa che non sa. Questa cosa può produrre un elemento favorevole per il Tribunale, perché può accusare l'imputato di un altro reato (diverso da quello per cui era stato arrestato) che è stato confessato.
8. Accusa formale: finita la fase degli interrogatori, il Tribunale passa all'accusa formale e finalmente l'imputato conosce quello che gli viene additato. Spesso però passano mesi tra queste fasi. Quando l'imputato viene accusato formalmente, gli viene comunicata l'accusa ma non vengono mai comunicati i nomi dei suoi accusatori e gli viene fornito un avvocato, quasi sempre d'ufficio, di fiducia del tribunale. Si accertano che l'imputato abbia compreso le accuse, dato che negli interrogatori che vengono registrati parola per parola spesso questi imputati non dicono nulla o accusano altri. D'altra parte, giuridicamente, se l'accusa proviene da un nemico, questo non è un testimone attendibile e per questo i giudici chiedono sempre ai testimoni se esiste inimicizia con l'imputato.
L'avvocato dunque serve solo per trasmettere e spiegare le fasi del processo. Gli avvocati non possono davvero difendere gli imputati, perché difendere un imputato vuol dire dimostrare la falsità dell'accusa, dunque possono essere messi sotto processo a loro volta per ostruzionismo nei confronti dell'attività del Sant'Uffizio. Inoltre, ci sono molti casi in cui i testimoni diventano imputati perché la loro attività viene considerata un impedimento all'espletamento del processo. È molto rischioso mettersi contro il Sant'Uffizio.
9. Testimoni/co-imputati: l'imputato in questo momento indica i suoi testimoni. È una fase delicata e imbarazzante perché gli imputati sanno molto bene che se chiamano come testimoni a loro favore, questi verranno poi dichiarati co-imputati. Spesso infatti capita che gli imputati nominano come testimoni persone morte o autorità che dovrebbero poter garantire per loro, o ancora persone molto lontane. Le nomine sono fatte in maniera imperfetta. Insomma cercano di barcamenarsi con questa responsabilità per cui, di fatto, non ci sono testimoni a favore degli imputati.
Il processo è totalmente sbilanciato nella inconsapevolezza dell'accusa. nell'assenza di una vera e propria difesa legale, nell'assenza di poter nominare tesi a favore, è sbilanciato nella ignoranza delle tesi contrarie.
Tutte le azioni degli inquisitori non sono frutto del libero arbitrio, ma seguono le norme del manuale; le norme sono combinate con raziocinio, in base alla gravità del reato.
I processi del Sant'Uffizio sono verbalizzati. Quando la sintesi dei capi d'accusa viene comunicata all'imputato, si dà a questo la possibilità di confessare attraverso la somministrazione della tortura. L'imputato viene torturato in maniera asettica, pulita. La tortura è uno strumento giudiziario di tutti i tribunali, laici ed ecclesiastici, attraverso cui si raggiunge la confessione. La confessione è l'atto che consente ai giudici di avere la "prova plena" del reato impegnato (prova plena è quella che Cesare Beccaria diceva "luce meridiana gladiores", cioè i giudici prima di condannare qualcuno devono avere una prova più luminosa, più chiara e più lampante della luce del mezzogiorno, quindi una cosa sulla quale nessuno può avere dubbi). Tuttavia, è difficile avere delle prove giuste e concrete e allora la giurisprudenza dell'epoca ragiona in maniera costruttiva: se non c'è una prova plena, si possono avere due prove semi-plene, ovvero indizi bastanti; se non si hanno due prove semi-plene si possono avere degli indizi con particolari caratteristiche giuridiche che aiutano al processo. Insomma, non basta al giudice quello che si riesce ad ottenere, soprattutto in condizioni come quelle del Sant'Uffizio in cui la regola dell'imputato è "negare semper", cioè negare sempre tutto, perché nel momento in cui si confessa, la situazione peggiora.
Che cosa può comporre la prova plena? La "confessio": confessare è la maniera in cui si raggiunge la prova piena del reato, perché è proprio l'imputato a dirlo. Il problema tuttavia sorge per il fatto che la confessione è ottenuta attraverso la tortura. Molti, con la tortura, continuano a negare: secondo la giurisprudenza, chi non confessa sotto tortura, deve essere lasciato andare e non può essere condannato. In questo modo si lasciano andare, secondo il pensiero del tempo, tanti colpevoli che riescono a sopportare la tortura e si condannano innocenti che hanno confessato perché non erano forti abbastanza da sopportarla. La tortura è divisa in diversi momenti, il cui intervallo è a distanza di settimane.
La tortura si può somministrare per 30 minuti e non di più, misurati con una clessidra. Quando gli inquisitori vedono che l'imputato resiste alla tortura, decidono di interrompere la tortura prima che sia completata, la sospendono in modo tale da poterla riprendere un altro giorno. Gli imputati inoltre hanno l'estremo diritto di ricorrere al papa, consentito dalla bolla che istituiva il Sant'Uffizio spagnolo; gli imputati sono a conoscenza di questa cosa perché questa possibilità è contenuta in un famoso manuale degli inquisitori. Tuttavia, gli inquisitori, quando un imputato chiede il ricorso al papa, scrivono alla Suprema che se si consente l'appello al papa, significa togliere una parte di autorità esercitata.
[i tre inquisitori del mediterraneo sono considerati i "tre papi di Palermo", coloro che si arrogano l'appello in ultima istanza riservato al papa]
Questa sintesi dei capi d'accusa viene dunque comunicata ai "presos", cioè gli inquisiti, coloro che sono stati catturati; viene chiesto loro di confessare; infine, per la seconda volta, si riunisce il Tribunale con consultori e qualificatori e "se votò" cioè si emette la sentenza. Questa esprime l'opinione personale di ogni giudice e dei consultori e qualificatori.
Nelle sentenze è presente una argomentazione del collegio: dichiarazione del reato, sintesi del reato, perché l'imputato viene condannato e infine la posizione del collegio per virtù unanime ma, qualora non lo fosse c'è anche la distinzione.
I riassunti dei processi, chiamati "relaciones de causas" vengono mandati alla Suprema di Madrid che li controlla nei minimi dettagli: se ad esempio, c'è qualcosa che non convince, si chiede che sia mandata l'intero fascicolo, la copia manoscritta dell'intero processo o, ancora, se viene utilizzato ad esempio uno strumento di tortura cruento e desueto, la Suprema chiede il motivo per cui è stato utilizzato. La Suprema dunque ha da ridire quando ci sono delle cose che non vanno e, in alcuni casi, vengono ripetuti i processi.
Le relaciones de causas oggi consentono di studiare il Sant'Uffizio spagnolo in Sicilia, tribunale abolito nel 1782 e, dopo un anno, tutti i documenti d'archivio ad eccezione delle carte contabili, vengono bruciati.
10. Auto de Fè: sono delle grandi processioni penitenziali nel corso nelle quali si fa una sfilata per tutta la città, le processioni sono aperte dal crocifisso del Sant'Uffizio, poi sfila il Senato della città, tutti gli ordini rappresentanti dei ceti, con una cerimonia molto pomposa e infine sfilano i condannati o quelli che sono stati "penitenziati" cioè quelli che hanno avuto una penitenza. Essi si recano davanti un palco grande in legno, chiamato "tarlato" posto su una piazza, sul palco prendono posto le autorità e gli aristocratici della città, si conversa, si beve. In mezzo alla piazza c'è la catasta di legna e, accanto ad essa, il tarlato dove siedono anche gli Inquisitori davanti a cui, uno dopo l'altro, passeranno i penitenziati. Essi hanno tutti una candela spenta in mano, che accenderanno dopo (candela accesa è il simbolo della spiritualità riconquistata); l'inquisitore legge la sentenza, il penitenziato la accetta e va via. Le sentenze e le condanne sono varie e per ultimo vi sono quelli che vengono rilasciati al braccio secolare (una particolare sentenza): questi sventurati vengono portati dai soldati del re verso la catasta dove verranno poi dati alle fiamme; se sono riusciti a corrompere il boia, probabilmente questo li strangolerà prima, per essere quindi bruciati da morti.
Tutto ciò viene fatto dinanzi alla folla presente che impara, attraverso questa pedagogia del terrore che la religione è una cosa estremamente serie, su cui vigila in modo rigoroso il manipolo di giudici dalla Spagna.

Riepilogo:
Tutto comincia con 1) l'Editto di Fede, primo atto di questa catena di eventi, a cui segue 2) la denuncia o l'auto denuncia; 3) la raccolta di "informaciones" che spinge i giudici ad interrogare queste persone e soprattutto la ricerca delle prove del reato, tali per cui, avendo degli indizi bastantemente sospetti, passano alla 4) qualificazione del reato, cioè l'individuazione del reato a cui quel comportamento può essere ricondotto. 5) avvio della causa con l'arresto; 6) interrogatori all'accusato che finalmente apprende la sua accusa; 6) all'interno degli interrogatori, c'è la seduta di tortura.

Tratto da STORIA DELL’INQUISIZIONE SPAGNOLA di Federica Palmigiano
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