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Enzo Marmorale (1901 – 1966)

Insegnò a Catania dal 1942 al 1947. Tre importanti monografie su Giovenale, Persio e sul Cato maior de senectute di Cicerone, nonché due edizioni critiche su Nevio e sul Trimalcione di Petronio.
 Nello studio su Giovenale, Marmorale riprende i canoni del giudizio estetico formulati da Croce, secondo il quale possono essere definite poetiche quelle opere dove gli stati d'animo fondamentali del poeta sono trasfigurati in immagini che siano aiuto all'atto teoretico della catarsi o dove il mondo interiore dell'artefice, ampio o limitato che fosse, sia stato rappresentato coi caratteri dell'universalità. Secondo questo principio Giovenale non è da considerarsi poeta perché il suo sentimento fondamentale, l'indignatio, non è soggetto a catarsi e non si trasfigura in una visione poeticamente disinteressata della realtà e perché gli manca un mondo etico da sostituire a quello che depreca. Questo mondo etico, invece, secondo Marmorale lo possedeva Persio, che però si esprimeva per immagini e non per concetti.
 Riguardo al Cato maior, ricostruisce, tramite l'analisi rispettosa delle fonti e con la puntuale discussione della letteratura sull'argomento, la carriera politico – militare di Catone mentre nella seconda parte determina le caratteristiche della sua attività dividendole in agricola, orator, historicus, civis e magistratus.
Infine, per Nevio affronta una serie di problemi filologici e passa ad una penetrante analisi della sua attività letteraria, con una sezione finale che contiene l'edizione critica di tutti i frammenti con il richiamo a tutte le fonti che gli hanno tramandati, a tutti le congetture proposte e con un puntiglioso commento.

di Gherardo Fabretti
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