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Esclusione sociale: una questione europea

Il primo programma comunitario contro la povertà risale al 1975 ed è non casualmente legato al primo allargamento della Comunità e al nuovo ruolo assegnato alla politica di riequilibrio regionale e, in parte, allo stesso Fondo sociale.
Esso accoglieva una nozione ristretta e unidimensionale della povertà.
Per un significativo allargamento della nozione di povertà occorrerà attendere il secondo programma, approvato alla fine del 1984.
Si fa strada già con questo un'idea multidimensionale della povertà, alla cui stregua che essa non è più definita in termini, strettamente economici, di mera assistenza di reddito, ma è concepita con più ampio riferimento all'esclusione da primarie risorse sociali, culturali, relazionali.
Compare già allora sullo sfondo il concetto di esclusione sociale: questo sarà tuttavia posto esplicitamente al centro della scena, e dello stesso vocabolario comunitario, solo col terzo programma.
La Carta comunitaria dei diritti sociali fondamentali dei lavoratori del 1989, non rinuncia del tutto ad un riferimento all'esclusione sociale.
Premesso che, "in uno spirito di solidarietà, si deve combattere l'emarginazione sociale", la Carta dedica alle persone escluse dal mercato del lavoro una delle rare previsioni non strettamente articolate in relazione alla condizione professionale del soggetto destinatario delle sue deboli garanzie: l'art. 10 si riferisce alle persone escluse dal mercato del lavoro (o perché non hanno potuto accedervi o perché non hanno potuto reinserirvisi) e che sono prive di mezzi di sostentamento, per conferire loro, significativamente, il diritto di "beneficiare di prestazioni e risorse sufficienti adeguate alla loro situazione personale".
di Stefano Civitelli
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