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Evoluzione del sistema welfare

Il welfare state ha subito una traiettoria evolutiva suddivisa in cinque fasi:
1. Instaurazione: 1880-1920: il primo modello di welfare state è rintracciabile nelle misure di assistenza ai poveri, ai tempi socialmente emarginati. La chiave di svolta è costituita dall’introduzione dell’assicurazione obbligatoria, alla fine del 19°secolo, che comportò interventi uguali per tutte le persone facenti parte di una certa categoria. Il primo schema assicurativo era contro gli infortuni, poi arrivò alla vecchiaia e all’invalidità. Si possono qui distinguere due tipi di fattori. I primi sono detti fattori cornice, costituiti da problemi funzionali quali garantire la riproduzione e l’integrazione sociale delle masse lavoratrici, il rapido sviluppo industriale; i secondi sono detti fattori specifici, che erano quelli di carattere politico-istituzionale.
2. Consolidamento: 1920-1945: nel periodo tra le due guerre in molti paesi i rischi assicurativi vengono estesi e consolidati. Si passa all’assicurazione sociale vera e propria, con la quale si aveva una protezione minima in base ai bisogni, a prescindere dalla contribuzione.
3. Espansione: 1945-prima metà anni ’70: corrisponde al periodo del “trentennio glorioso”, in tutti i pesi vi fu una costante estensione ed un miglioramento della protezione offerta dallo Stato. Nei paesi anglo – scandinavi si arrivò ad un modello universalistico di welfare state, con schemi onnicomprensivi e con principi egualitari, principalmente finanziato tramite il gettito fiscale. Nell’Europa continentale invece il modello fu quello occupazionale, basato su diversi schemi professionali, regole e formule di prestazione differenziate e finanziato tramite contributi sociali. In questo periodo in Italia  fu adottato il meccanismo della ripartizione per il finanziamento delle pensioni: i contributi versati dalla popolazione attiva sono subito utilizzati per finanziare le prestazioni della generazione inattiva. Questo metodo venne usato con l’introduzione delle gestioni pensionistiche per lavoratori autonomi.
4. Crisi: anni ’70-inizio anni ’90: la crisi fu originata dall’inadeguatezza delle vecchie soluzioni a fronte dei nuovi problemi. I due modelli (universalistico e occupazionale) si basavano su premesse socio-economiche venute a mancare nel corso degli anni. I cali nei tassi di crescita delle economie portarono alla formazione di deficit pubblici, inoltre gran parte delle economie occidentali sono diventate di  tipo post-industriale, ovvero hanno subito il decentramento produttivo, i consumi differenziati e i rapporti di lavoro flessibili. Cambia anche la famiglia, che diventa più instabile perché le donne iniziano a chiedere il divorzio e partecipano al lavoro. Si modificano anche le strutture demografiche, in quanto si registra un aumento della popolazione anziana in seguito ad un declino della fertilità, e si avviarono i flussi migratori: questo scalfisce il modello di welfare state basato sulla crescita demografica controllata. Proprio negli anni ’90 si avviano le riforme in quasi tutti i welfare state.
5. Riforma: a partire dagli anni ’90: il punto chiave della riforma è di tipo finanziario. Il contenimento dei costi ha riguardato soprattutto il settore pensionistico, sanitario e sociale. Il settore pensionistico fu elevata l’età pensionabile, dal punto di vista sanitario si introdussero forme di contenimento dei consumi attraverso la partecipazione ai costi da parte degli utenti con i ticket,  e misure per accrescere l’efficacia dei servizi. Dal punto di vista sociale si ebbe una redistribuzione delle opportunità di protezione sociale, una flessibilizzazione dei rapporti di lavoro, maggiore partecipazione femminile alla vita lavorativa. La globalizzazione pone diverse sfide ai tradizionali assetti del welfare state. Questo processo di riadattamento è definito col termine di ricalibratura.
di Adriana Morganti
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