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Filosofia positiva in Schelling. Mitologia e rivelazione



Essa scaturisce dal bisogno da parte di Schelling di combattere le idee di Hegel, prima suo compagno e ora acerrimo avversario, che sfociavano in una filosofia negativa: la ragione sosteneva Hegel non può conoscere l’esistenza delle cose nel suo fondamento ultimo, ma soltanto la loro essenza. A queste posizioni Schelling risponde appunto con una filosofia positiva che sa trovare il fondamento metafisico dell’essere. Il principio metafisico però non va più rintracciato in un a priori speculativo (filosofico) ma deve rimandare all’esperienza. L’esperienza però è qui intesa da Schelling come esperienza metafisica ed extra-storica. Questo vuol dire che la filosofia positiva studierà gli eventi empirici alla luce della fede, scorgendo appunto nei dati sensibili la manifestazione progressiva di Dio. La filosofia positiva non è allora ragionamento ma attività pratica, una vera e propria religione filosofica nel senso che aiuta a capire il senso dello sviluppo dell’uomo nei secoli: essa è divisa in
Filosofia della mitologia => ha per oggetto la religione naturale ossia quell’insieme di manifestazioni di Dio attraverso una coscienza poco sviluppata. Tutte le rappresentazioni che l’uomo faceva delle divinità non erano frutto della sua fantasia ma del necessario processo attraverso il quale l’uomo ha sviluppato sempre di più la propria coscienza di Dio.

Filosofia della rivelazione. => si riferisce invece alla diretta manifestazione di Dio che liberamente si autorivela all’uomo così che egli lo ha potuto conoscere come uomo.

Tratto da STORIA DELLA FILOSOFIA CONTEMPORANEA di Carlo Cilia
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