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Francesi e spagnoli nella penisola nel '500


Giulio II sviluppò una politica estera aggressiva e promosse il consolidamento della monarchia papale. La repubblica di Venezia attuò una politica espansionistica verso lo stato della chiesa e occupò Faenza, Cesena e Rimini. Così Giulio promosse la lega di Cambrai (1508) in funzione antiveneziana insieme a Luigi XII, Massimiliano D’Asburgo e Ferdinando il Cattolico e sconfissero l’esercito veneziano ad Agnadello (1509).
Venezia si riprese facendo leva su una serie di paci separate con gli avversari e sul fatto che gli alleati di Cambrai erano diversi tra loro.
Il problema politico fondamentale tornava ad essere la supremazia francese nell’Italia settentrionale. Giulio II creò una lega antifrancese con Ferdinando, la confederazione svizzera e Venezia (lega santa). Nella battaglia di Ravenna (1512) i francesi vissero le truppe della lega ma in altri scontri furono ripetutamente battuti. Così furono costretti a lasciare Pavia, Genova, Bologna e infine la stessa Milano in cui venne insediato come duca Ercole Massimiliano Sforza, figlio di Ludovico il Moro. Intanto a Firenze tornarono i medici.
Con l’aiuto di Venezia Francesco I successo a Luigi XII sconfisse a Marignano nel 1515 gli svizzeri e le truppe milanesi. La rioccupazione francese di Milano e della Lombardia sancì per alcuni anni la divisione dell’Italia in due sfere d’influenza: quella francese al nord e quella spagnola al sud.

Tratto da LE VIE DELLA MODERNITÀ di Filippo Amelotti
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