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Gadda – Critica dell'ascesa politica grazie al fascismo

Ciò accadde per ignavia e per convenienza della popolazione, ma soprattutto per vantaggio personale dei membri interni al Regime.
Costoro intravedevano nella politica il trampolino di lancio per una carriera che non avrebbero potuto tentare diversamente, magari basata sulle proprie capacità e non sul sopruso sistematico, travestito da virilità.
I fascisti erano mossi da “un pragma bassamente erotico, un basso prurito ossia una lubido di possesso, di comando, di esibizione..”9 scrive Gadda. L’ascesa sociale e l’emancipazione da uno stato di ghettizzazione che anche la nuova e piccola borghesia rintracciava nel fascismo, era il principale movente della rivoluzione del ventennio.
Sgomitare per ottenere un privilegio, una carica o compiacere il Capo era quasi una non-scelta, un’imposizione dettata dalla necessità di riscattarsi da una condizione di bassa cultura, fatta di “imparaticci”10 e sostituita da bugie, verbosità pomposa e violenze. Tutto fu utile a celare il vuoto sostanziale di tali persone, che si contraddistinguevano per scarsissime capacità riflessive, ma anche fisiche (nonostante si spacciassero per virili e temibili figure).
I fascisti sono dei “gingilloni, zuzzurelloni, senza-mestiere”11, questo è il giudizio che dava Gadda su coloro che avevano scambiato la politica per un ascensore sociale privo di sacrifici e fatica. Peraltro riuscendo nel loro intento di prendere il potere.

di Nicola Di Turi
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