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Gadda – la narrazione eroica, narcisistica ed erotica del fascismo

Quindi, attraverso la narrazione eroica, l’esaltazione narcisistica della personalità del Duce e la conseguente fascinazione prodotta sulla popolazione italiana, Mussolini e il suo apparato riuscirono a mantenere il potere per lungo tempo.
L’utilizzo della metafora erotica in politica e in pubblico, aveva soppiantato le comuni categorie politiche convenzionali, attraverso le quali si ottenevano consenso e credibilità agli occhi della popolazione.
In ciò consta la prevaricazione dell’Eros sul Logos.
Il Duce e il suo apparato di potere riuscirono a spostare l’attenzione della popolazione dal piano politico-amministrativo al piano emozionale, ottenendo il consenso per fascinazione collettiva e non per essersi mostrati credibili ed affidabili sul piano di atti amministrativi concreti e tangibili.  
Guerre, povertà e privazioni della libertà personale hanno in seguito contribuito a tracciare con nettezza un giudizio su quell’esperienza di governo. Non ci fu infatti alcuna corrispondenza diretta e vantaggio concreto per i cittadini, dall’aver accordato la fiducia collettiva ad un politico sulla scorta di impulsi emozionali ed erotici e non di valutazioni logiche.
Così da artefici inconsapevoli delle proprie future disavventure, i cittadini si trasformarono, dopo anni di vessazioni e sacrifici richiesti “per la Patria”, in vittime delle proprie scelte (o di quelle del Duce). Per poi farsi carnefici della “creatura” che avevano contribuito a plasmare e promuovere, a Piazzale Loreto.
Come abbiamo visto, anche Gadda fu vittima e allo stesso tempo artefice della propria adesione al fascismo.
La quale, gradualmente, seguì un’evoluzione dall’iniziale appoggio “tecnico-razionale” (1920-1931), fino a spingersi all’elogio “storico-mitologico” con gli articoli scritti da Gadda in approvazione delle politiche imperiali e della presunta superiorità culturale della nostra civiltà sulle altre (1932-1943).25
Eros e Priapo rappresenta quindi il tratto conclusivo ormai risentito e distaccato, di una parabola evolutiva che ha portato un borghese-conservatore come Gadda, ad essere considerato prima fascista e poi anti-fascista. Probabilmente, senza essere mai stato fino in fondo né un convinto sostenitore del fascismo, nè un fautore della Resistenza. Ma soltanto un uomo vittima di se stesso, come molti altri uomini e donne di quel tempo.
di Nicola Di Turi
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