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Gadda - Strumenti per la creazione del consenso nel fascismo: ribaltamento dei valori

Era ormai passata l’idea che al fine di fare carriera era più utile accordare fiducia ad un superiore, che sudare fatica per ottenere dei meriti su cui poter contare. D’altronde, coloro che avevano fatto “carriera” nel regime e occupavano già posti di comando, erano dei “gingilloni, zuzzurelloni, senza-mestiere”14. Insomma, non potevano pretendere dai giovani ciò che loro non avevano fatto: già loro, i gerarchi e le spie attorno al Capo, avevano fondato la loro ascesa sociale sulla sostituzione del sacrificio con il sopruso, del merito con la fedeltà e con la piaggeria al superiore.
Perciò, era già avvenuto quel ribaltamento dei valori fondativi di una Nazione che non condivideva ancora dei principi comuni, nemmeno sulla selezione della classe dirigente.  Anzi, questo ribaltamento dei valori avvenne ed ebbe successo perché gli italiani fecero propria questa mentalità e si illusero di poter ottenere tutti l’elargizione di un privilegio. Non a caso tornerebbe utile per gli italiani un’affermazione attribuita al Presidente De Gaulle sui francesi: “I francesi vorrebbero ciascuno un privilegio, perché questo è il loro modo di amare l'uguaglianza”.15
Si accorsero solo tardivamente che il ribaltamento dei valori fu funzionale solo al regime, che ottenne consenso popolare in cambio di promesse di privilegi impossibili da mantenere per tutti, ma solo per pochi. L’atteggiamento del regime che spostò l’attenzione della sua politica dalla cura degli interessi generali, all’impegno per la tutela degli interessi propri e di pochi altri, si sposò bene con le idee politiche di Francesco Guicciardini che “..contrapponendosi a N. Machiavelli, concepì la storia come rotante intorno al “particolare”, alla "discrezione" del singolo..”.16
Era parzialmente lecito insomma, che il potere lavorasse per se stesso e non per la popolazione.
Inoltre, il regime aveva sdoganato anche il significato di Eros in pubblico, per ottenere consenso popolare. Il Duce invitava a fare figli in maniera insistente, per poter foraggiare le guerre intraprese e continuare ad alimentare il sogno di un’Italia di nuovo a capo di un impero.
Tutto ciò veniva fatto in pubblico, senza alcun pudore e solo per illudere il popolo di averlo reso partecipe del futuro della Nazione, ottenendo di ritorno maggiori consensi.
“Figli, figli, figli”17 gridava il Duce dal balcone di P.zza Venezia. Richiesta quanto mai esplicita e diretta soprattutto al pubblico femminile, posto sul personale banco degli imputati da Gadda stesso.
di Nicola Di Turi
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