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Gaetano Curcio (1869 – 1942)

 Fu professore straordinario dal 1909 al 1913 e ordinario fino al 1940 quando divenne emerito. Fu preside dal 1919 al 1926 e dal 1928 al 1935. Fu scolaro prediletto di Remigio Sabbadini che lo ammonì sulla necessità di compenetrare la valutazione estetica e storica con l'analisi degli elementi costitutivi. Curcio ne fa tesoro sin dalle prime opere, tra le quali spicca sicuramente lo Studio sulle opere retoriche di Cicerone, il suo autore prediletto. L'opera a distanza di decenni rimane uno scoglio sicuro e affidabile per chiunque voglia approfondire gli studi ciceroniani: nella parte introduttiva traccia la storia della retorica dalle origini fino ad Aristotele, che a differenza di Platone vi vede uno strumento prezioso di indagine della verità; passa poi all'analisi delle più importanti opere retoriche dell'autore arpinate.

- De Inventione.
- De Oratore, al quale dedica la maggiore cura. Analizza la struttura dei tre libri e dimostra quale parte fosse originale e quale fusione di più fonti, in un sistema eclettico. Egli rileva nell'opera incoerenze e sdruciture che nulla tolgono al valore di un'opera nata per fornire un metodo razionale di educazione retorica.
- Brutus, nel quale Cicerone polemizza con gli oratori atticizzanti circa il metodo e la tecnica oratoria e che Curcio segnala come riflesso della vera polemica, quella politica e privata, tra Cicerone e gli Atticisti.
- Orator, scritto a più riprese, indagate da Curcio nelle fasi e nei modi.
- Topica e la non attribuibilità a Cicerone delle Partitiones Oratoriae.

Scrisse anche su Stazio in un libro diviso in due parti: nella prima stabilisce date più sicure circa gli avvenimenti di maggior rilievo del poeta mentre nella seconda analizza le opere, esprimendo giudizio negativo sull'arte del poeta.
Scrive una Storia delle letteratura latina incompiuta, che arriva a Tito Livio e agli storici minori, dove dibatte le più importanti questioni filologiche riprendendole dall'inizio per esaminarle, criticandole o accettandole.
 Scrive una Storia dell'università di Catania dal 1865 al 1934 e la sua ultima opera fu dedicata al Libro dell'agricoltura di Catone, che amava molto.

di Gherardo Fabretti
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