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Giovanni Santi e l'epilogo della pittura


Fu rinomato e importante pittore. Nato a Urbino, è il padre di Raffaello Sanzio. Scrisse un elogio della pittura contenuto nella cronaca in terzine delle gesta del duca Federico. Composta dopo il 1482, anno della morte del duca, fu dedicata al di lui figlio Guidobaldo. Questa disputa sulla pittura nasce dall'ammirazione manifestata dal Duca per le opere di Mantegna, durante un soggiorno a Mantova, definito come vessillifero della pittura moderna (“Andrea”, dice, “porta l'insegna”). Per bocca di Giovanni Santi, il Duca addita come classico ed esemplare lo stile del Mantegna, mettendo convenientemente in rilievo l'elemento antico e la maestria degli scorci.
Segue un elogio della pittura, per cui vengono addotti come testimoni Plinio e Vitruvio. Posto d'onore è dato alla prospettiva, “invention del nostro secul novo”. Segue poi la enumerazione e la sobria caratterizzazione dei pittori illustri. Al primo posto stanno Jan Van Eyck e il suo discepolo Rogier, di cui si mette ancora una volta in rilievo il “colorito”. È chiaro come la stima per l'arte settentrionale fosse una costante di tutto il Quattrocento, e in particolare di Urbino, dove aveva dipinto Giusto di Gand.
Seguono Pisanello e Gentile da Fabriano, poi i Toscani, la cui lunghezza della lista mostra come già fosse definita la scelta dei migliori (Fra Angelico, Fra Filippo, Pesello, Domenico Veneziano, Masaccio, Paolo Uccello, Andrea del Castagno, i due Pollaiuoli, Piero della Francesca, Leonardo e Perugino, Ghirlandaio, Sandro, Signorelli) e i pittori dell'Italia Settentrionale (Antonello, Giovanni e Gentile Bellini, Tura, Ercole Grandi, Melozzo, che era anche personale amico di Giovanni Santi). Arriva poi il turno degli scultori: Donatello, Quercia, Rossellino, Vittorio di Lorenzo Ghiberti, Andrea del Verrocchio, Andrea Bregno a Roma, Antonio Riccio, Francesco di Giorgio e Ambrogio da Milano. L'elogio finisce con una tirata contro il “secul vile” che disprezza la pittura.
L'elogio di Giovanni Santi è un documento importante, che rispecchia fedelmente le opinioni dell'arte che si avevano in uno dei più notevoli centri del Rinascimento italiano.

di Gherardo Fabretti
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