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Gli indici deittici in linguistica

Accanto alla conversazione informale, faccia-a-faccia, abbiamo il parlato pubblico ed istituzionale in cui la presenza dei tratti indicali diminuisce con l’accrescere del livello formale. Secondo la dicotomia distacco/coinvolgimento di Chafe, il coinvolgimento del parlante è manifestato in primo luogo dal riferimento che il parlante fa a se stesso. Meno rilevante è secondo Chafe il riferimento alla seconda persona.

Secondo tale prospettiva è l’espressione dell’io uno dei tratti caratterizzanti del parlato. Nella nostra analisi l’attenzione si sposta anche sul tu al quale l’io si rivolge. Il tu assume un valore peculiare nello scambio conversazionale, spontaneo e informale, diminuivendo progressivamente la propria ricorrenza dal livello informale a quello formale, dal privato al pubblico.

Un punto rilevante da osservare è dato dal fatto che la mancata compresenza dei partecipanti all’atto comunicativo fa sì che il qui sia costantemente limitato al contesto di emissione del messaggio e non possa essere allargato al contesto di ricezione. Contesto di emissione e contesto di ricezione sono differenziati e separati e la comunicazione virtuale che si crea non è sufficiente ad allargare il valore del qui.

Il qui fa riferimento al contesto situazionale in cui si muove il soggetto enunciatore, un contesto visibile nella comunicazione televisiva; ricreato dal discorso del soggetto in quella radiofonica. Il soggetto ricettore condivide il nunc con un soggetto emittente.

E’ facile osservare come nel discorso radiofonico e televisivo l’io e il tu, il qui e l’ora assumano un valore e funzioni assai diversi da quelle presentate nel parlato canonico e come non sia opportuno assimilare queste forme comunicative in un’ampia categoria caratterizzata dal mezzo fonico-acustico.
di Domenico Valenza
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