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Gli interrogativi degli insegnanti sulla valutazione

La questione del potere entra nella valutazione scolastica per almeno due vie: è il potere che si introduce nella relazione tra insegnante e allievo quando si attiva una dimensione di giudizio, ed è poi il potere stesso della valutazione, ovvero la sua forza pragmatica di produrre conseguenze, effetti, che vanno ben al di là dell’espressione di un voto.
Le domande degli insegnanti si aggregano intorno ad alcuni aspetti di problematicità: l’oggetto della valutazione, i suoi criteri, il suo uso nella relazione educativa.
Il primo nucleo di interrogativi riguarda il che cosa valutare: valutare l’individuo intero, o le sue capacità, o il suo impegno, o la sua adeguatezza agli obiettivi, o le sue prestazioni, o i segnali della sua prevedibile evoluzione, o il suo comportamento? Ognuna delle alternative implica metodi diversi, diversa relazione con l’allievo e rimanda a diversi criteri di giudizio.
Il secondo nodo critico di interrogativi concerne i criteri: di fronte ai dati rilevati, quali logiche, quali ragionamenti trasformano il dato in giudizio, su quali principi e paradigmi si può fondare la legittimità e la giustificazione di esso? Le opzioni che gli insegnanti segnalano, dando voce ad un evidente dibattito interno, sono in primo luogo il valore assoluto o relativo con cui il dato deve essere assunto.
Tutti gli interrogativi rimandano al bisogno di legittimazione e di giustificazione, su qualche base, della propria discrezionalità di valutatore.
Un terzo ordine di domande riguarda l’uso della valutazione, ovvero la decisione di quale sia la funzione vera e primaria che si assegna ad essa nella propria proposta formativa. Emerge in primo piano la difficile convivenza tra l’uso della valutazione per sancire risultati e rendimento, e l’uso, intensamente testimoniato, di essa per comunicare all’allievo immagine di lui.
La valutazione costruisce o modifica immagine di sé, cambia le prospettive future, spegne o accende fiducia, motiva o disincentiva.
La domanda essenziale è se e come si possano preservare condizioni di comunicazione educativa costruttiva quando la valutazione esprime un giudizio negativo.

di Anna Bosetti
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