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Goffman - Rappresentazioni in buona fede e rappresentazioni in mala fede


Gli individui, sulla scena sociale, interpretano una “parte”, richiedendo implicitamente agli osservatori di prenderli sul serio. Non a caso, “persona” vuol dire “maschera”, la quale rappresenta l’io che ognuno vorrebbe essere, ma che spesso deve impersonare. Il pubblico può essere convinto o meno della parte; l’attore può essere:
- sincero, se crede nell’impressione che comunica agendo;
- cinico, se non è convinto della propria routine e non si cura dell’opinione del pubblico, ma non vuol dire che agisca negativamente, perché può anche ingannare il suo pubblico credendo di agire a fin di bene (ci sono attori cinici ai quali il pubblico non permette di essere sinceri).
Ovviamente, ci sono momenti di transizione tra sincerità e cinismo, in cui l’attore tenta di indurre al pubblico a un giudizio su di lui, ma allo stesso tempo dubita della validità di questo giudizio o di meritarlo, fino a una sorta di auto-illusione.

Tratto da LA VITA QUOTIDIANA COME RAPPRESENTAZIONE di Luca Porcella
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