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Harold Bloom e il canone in letteratura

La storia della parola canone è tanto lunga quanto frequentemente usata dai testi scolastici. La parola canone rinvia sempre ad un orizzonte normativo, ma spesso il suo utilizzo risulta spesso incongruo, dato il miserevole rilievo che l’insegnamento della letteratura nella scuola riesce ormai a riscuotere.
In tale maniera le discussioni sul canone rimangono sempre puramente dimostrative e programmatiche, prive di qualsiasi effetto, non essendo in grado di sancire norme socialmente determinanti e dotate di effettiva autorità.
In un orizzonte postmoderno come il nostro, parlare di canone è una aleatoria tracotanza: troppo indeterminato, proteiforme, sfuggente. Ma in un caso, in senso ampio, possiamo ancora parlarne, grazie al celebre libro del grande critico americano Harold Bloom, The Western Canon, uscito in Italia nel 1994 col titolo di Il canone occidentale.
Del termine canone, Bloom fa un uso molto particolare. Non gli serve a definire una norma, un catalogo di autori assolutamente da leggere, o un regolamento scolastico, ma a dialogare con la grande letteratura, riaffermandone appassionatamente la vitalità e la forza, seguendo i rapporti e i conflitti che hanno costituito il nutrimento delle grandi opere della tradizione letteraria occidentale. Il canone è dunque, per Bloom, un retino ermeneutico che tiri fuori dal mare della letteratura gli autori più importanti dell’Occidente, facendo riaffiorare la loro dirompente forza estetica.
Il canone per Bloom non ha nulla di educativo e di moraleggiante, non proietta modelli di comportamento sociale, ma è propriamente qualcosa di interno, di genetico, di immanente alla letteratura, il principio dinamico di una storia letteraria che si modifica, si amplia, si restringe. Il canone è l’insieme delle esperienze letterarie che contano per la loro stessa forza, che hanno arricchito e modificato la tradizione occidentale, irrompendo dentro di essa immettendovi qualcosa di essenziale e determinante: esperienze capaci di durare per la loro innata forza estetica, fatta di originalità, capacità cognitiva ed esuberanza espressiva.
Ma non è un canone mistico o sacrale, anzi, è un canone del tutto laico e terrestre, che si è forgiato tra le lacerazioni e i conflitti che hanno formato il concetto di modernità. Il canone trae la sua origine in alcuni scrittori potenti e assoluti che hanno segnato profondamente il corso della tradizione che dopo di essi si è svolta e arricchita.
di Gherardo Fabretti
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