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Holderlin a Jena con Fichte


Holderlin va nella nuova sede universitaria, centro della filosofia idealista e del movimento preromantico. Vi trascorre 7 mesi. Qui incontra la tematica dell’autocoscienza come fondamento della filosofia. Qui insegnava Fichte. Fichte tenta di superare il criticismo kantiano, e usa termini nuovi come “Io assoluto” e “non io”. L’autocoscienza è una scissione che avviene nel soggetto (tra me e l’altro da me), che ne causa però anche la possibile riconciliazione. Ma io sono solo in quanto cosciente, prima non ero. Superando il non io la coscienza lacerata trova una nuova identità con se stessa. Fichte vuole superare le dicotomie kantiane soggetto/oggetto, mondo empirico/ideale. Come recepisce Holderlin questa teoria? Paragona l’io assoluto alla sostanza di Spinoza, dice che contiene ogni realtà, dunque fuori di lui nulla è..quindi non ha oggetto. Ma come pensare una coscienza senza oggetto?
Holderlin vede potenzialmente dogmatica questa teoria, ovvero non critica. La volontà dell'io assoluto di contenere tutta la realtà porterebbe ad abolire non solo gli oggetti al di fuori di esso, ma anche la sua assolutezza (critica a fichte). L’io, per Fichte, si fonda attraverso se stesso. Mentre Holderlin riconosce in Fichte e Spinoza lo stesso vizio fondativo: nella loro impostazione si concede un certo primato al metafisico (colto in modo trascendentale = superiore alla ragione umana) privando però l’esserci del mondo di una giustificazione opportuna. Pare che Fichte recepì le obiezioni di Holderlin. Ed anche Hegel, quando parlò di autocoscienza come io=io. In “Giudizio ed essere” H analizza le argomentazioni Fichtiane.
di Dario Gemini
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