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Hume - Dal politeismo al teismo

La dottrina di un dio supremo autore della natura è molto antica, ma non esente da superstizioni. Anche oggi se chiedi in Europa a qualcuno perchè crede in un creatore onnipotente, non menzionerà la bellezza delle cause finali. Vi è troppo abituato. Noterà di più cose come la morte o le stagioni, cose che ascrive ad una provvidenza... e gli argomenti che per lui dimostrano l'esistenza di Dio sono per lui ingenui. Molti teisti han negato una provvidenza particolare asserendo che lo spirito sovrano dà libero corso a tali leggi non disturbando l'ordine fisso degli eventi. L'uomo è spinto da pregiudizi superstiziosi a basarsi su principi errati. Quando questi vengon meno scopre riflettendo che il corso della natura è regolare ed uniforme, e la sua fede qui cade.
Ma riflettendo ancor di più nota che tale regolarità è la maggior prova di una suprema intelligenza. Solitamente sono i miracoli e i disordini a provocare sentimenti religiosi, quando le cause sembrano inspiegabili.
Il popolo si basa sempre su principi irrazionali e superstiziosi, condottovi non dalle argomentazioni ma da un modo di pensare più conforme al suo genio. E' facile tra gli idolatri che si scelga un dio oggetto di culto e adorazione speciale, in ogni caso si modelleranno le cose celesti su quelle di quaggiù. I suoi devoti cercheranno di farsi favoriti, di adulare il dio. Quindi gli uomini arrivano ad una nozione di essere perfetto, spesso non con la ragione, ma dalle adulazioni e dai timori della superstizione. Capita spesso tra i barbari che quando si esaurisce un genere d adulazione per compiacere il dio, esso viene rappresentato come vera e propria divinità. Ecco come si arriva da un divinità limitata a una sovrana dell'universo. Ma questa nozione non avvilisce gli altri oggetti di riverenza. Il popolo continua ad adorare divinità tutelari inferiori come santi o angeli, e venerare troppo questi può condurre ad usurpare l'adorazione dovuta al dio supremo, come accade spesso con la Vergine Maria.  Se esiste una religione che a volte dipinge la divinità con sublimi colori, altre la degrada quasi a livello umano attribuendole passioni, questa, una volta estinta sarà ricordata come esempio di contraddizione volgare propria d uomo. Quindi ciò che prova la divinità di un religione è l'essere esente (come il Cristianesimo) da quelle contraddizioni proprie della natura umana. Sebbene la nozione originaria dei più rappresenta la divinità come un essere limitato e causa particolare solo di alcune cose come malanni o abbondanza, quando un'idea più elevata urge loro diranno che la loro divinità è limitata? No, ma si sforzeranno di ingraziarsi il dio con encomi elevati.

Flussi e riflussi: dall'idolatria al teismo e ritorno

L'uomo ha una tendenza naturale a salire dall'idolatria al teismo, e ricadere poi dal teismo all'idolatria. La massa non può elevare il suo contemplare o scorgere la mirabile struttura della natura tanto da scoprire uno spirito supremo che pone ordine. Così essa considera mirabili tali opera da un punto di vista egoistico: trovando che le sue felicità e miserie dipendono da cose esterne, guarda con attenzione alle cause ignote che governano gli eventi e dispensano bene e male. Le cause ignote son l'oggetto perpetuo di speranze e timori umani. L'immaginazione umana trovandosi a disagio in un concezione astratta comincia a rivestirla di forme sensibili. Così ecco il Dio simile all'uomo, ecco l'origine di religione, idolatria e politeismo. Ma il desiderio di felicità che fa nascere tale potere intelligente fa passare da una concezione semplice del dio limitato e arbitro del fato a una concezione nuova, di una divinità sempre più una e perfetta. Tali idee non duran molto e richiedon a supporto mediatori tra uomini e dei supremi, esseri di mezzo più vicini agli uomini che gradualmente divengono oggetti di culto e idolatria. Tali religioni volgari cadono poi sempre più in concezioni volgari, si distruggono e poi tornano al teismo. Di tali flussi si accorsero ebrei e maomettani che bandirono scultura e pittura. L'uomo fluttua tra due sentimenti opposti: la divinità come puro spirito e perfetto e la divinità prodotto dei propri terrori. La debolezza ci fa cadere da un divinità spirituale a una corporea fino a una statua. Poi lo stesso sforzo di magnificare ci riporta su.

di Dario Gemini
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