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Hume - La distruzione della ragione negli scettici

L’obiettivo grandioso degli scettici è proprio quello di distruggere la ragione per mezzo di argomenti e ragionamenti. L’obiezione principale contro tutti i ragionamenti astratti è ricavata dalle idee di spazio e di tempo; idee che, nella vita comune, sono molto chiare, ma che quando passano sotto l’esame delle scienze profonde danno luogo a principi assurdi e contraddittori.
Le obiezioni scettiche all’evidenza morale, ossia ai ragionamenti che riguardano questioni di fatto, sono popolari o filosofiche. Le obiezioni popolari sono tratte dalla debolezza dell’intelletto umano: le opinioni contraddittorie professate in differenti età e paesi; le variazioni del nostro giudizio se siamo malati o sani, giovani o vecchi. Ma queste, per Hume, sono obiezioni deboli.
Lo scettico, piuttosto, farebbe meglio a svolgere delle obiezioni filosofiche, sostenendo che tutta la nostra evidenza in ogni questione di fatto deriva dalla relazione di causa ed effetto; che non abbiamo altra idea di questa relazione se non quella di due oggetti frequentemente congiunti insieme. Quando lo scettico insiste su questi argomenti, mostra la sua forza.
L’obiezione principale contro lo scetticismo eccessivo sta nel domandare ad uno scettico qual è la sua intenzione: egli si troverà imbarazzato e non saprà cosa rispondere. Lo scettico deve riconoscere che la vita umana andrebbe in rovina se i suoi principi si affermassero.
D’altra parte, Hume nega un possibile epilogo del genere: la natura è sempre troppo forte. Inoltre, il primo e più insignificante fatto della via metterà in fuga i dubbi del pirroniano. Risvegliato dal suo sogno, sarà il primo a ridere di sé e confessare che tutte le sue obiezioni sono meri passatempi.
Parte terza
Vi è uno scetticismo più moderato e utile, che può essere il risultato del pirronismo, o scettici-smo eccessivo, quando i suoi dubbi indifferenziati sono corretti dal buon senso e dalla riflessione.
La maggior parte degli uomini abbraccia precipitosamente quei principi ai quali sono inclini. L’esitare, cioè il valutare pro e contro, rende perplesso il loro intelletto, arresta le loro passioni e sospende le loro attività. Perciò sono impazienti di sottrarsi ad una condizione così poco gradevole. Ma se questi ragionatori dogmatici potessero rendersi conto delle sorprendenti infermità dell’intelletto umano, una simile riflessione ispirerebbe loro più modestia e cautela.
Un’altra specie di scetticismo moderato che può esser di vantaggio all’umanità è la limitazione delle nostre ricerche a soggetti più adatti alle ristrette capacità dell’intelletto umano. Chi ha corretto discernimento evita le ricerche distanti e grandiose, si limita alla vita quotidiana e a quei soggetti che rientrano nell’esperienza d’ogni giorno, lasciando ai poeti gli argomenti più sublimi.
Gli unici oggetti della scienza astratta o dimostrativa sono la quantità e il numero. Tutte le altre ricerche umane riguardano solo questioni di fatto; ed esse non sono suscettibili di dimostrazione. I ragionamenti morali possono riguardare o fatti particolari, come le decisioni che si prendono nella vita quotidiana, o fatti generali, come la politica, la filosofia della natura, la fisica, la chimica.
La scienza del divino o teologia risulta di ragionamenti su fatti particolari e generali. Essa ha un fondamento sulla ragione, ma il suo fondamento più solido è la fede e la rivelazione divina. La morale e la critica non sono propriamente oggetti dell’intelletto, quanto del gusto e del sentimento.
Hume si domanda, quando scorriamo i libri di una biblioteca, cosa dovremmo distruggere persuasi da questi principi. Se ci viene alle mani qualche volume, per esempio di teologia o metafisica scolastica, domandiamoci: Contiene qualche ragionamento astratto sulla quantità o sui numeri? No. Contiene qualche ragionamento sperimentale su questioni di fatto o di esistenza? No. E allora, gettiamolo nel fuoco, perché non contiene che sofisticherie e inganni.
di Domenico Valenza
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