Skip to content

Hume - La filosofia accademica o scettica

La passione per la filosofia, come quella per la religione, sebbene tenda all’eliminazione dei vizi, può servire, se usata in modo imprudente, solo a rendere la filosofia come quella degli stoici, un raffinato sistema di egoismo per indurre noi stessi a lasciare ogni godimento sociale.

C’è tuttavia una filosofia poco soggetta a tale inconveniente: è la filosofia accademica o scettica. Gli accademici parlano di dubbio e di sospensione del giudizio, di pericolo delle determinazioni affrettate, e di rinuncia alle speculazioni che non rientrano nella vita comune. Questa filosofia, è soggetta a tanti rimproveri e maldicenze proprio perché, non solleticando passioni sregolate, guadagna scarsi partigiani; e poiché si oppone a tanti vizi, solleva contro di sé i suoi nemici.

Non dobbiamo temere che questa filosofia spinga i suoi dubbi fino a distruggere ogni azione e ogni speculazione. Per quanto noi concludiamo che in tutti i ragionamenti derivati dall’esperienza c’è un passo compiuto dalla mente che non è sorretto da alcun argomento o processo dell’intelletto, non c’è pericolo che questi ragionamenti vengano intaccati da una simile scoperta.

Supponiamo che una persona, dotata delle più robuste capacità di ragionamento, venga portata all’improvviso in questo mondo: essa osserverebbe una continua successione di oggetti; all’inizio non riuscirebbe a conseguire l’idea di causa ed effetto. Ma una volta acquisita maggiore esperienza, quella persona deduce l’esistenza di un oggetto dall’apparire di un altro.

Il principio che consente ciò è la consuetudine o abitudine. In seguito alla costante congiunzione di due oggetti, ad esempio calore e fiamma, noi siamo costretti dalla consuetudine ad aspettarci l’uno in derivazione dell’altro. Tutte le deduzioni dall’esperienza sono effetti di consuetudine, non di ragionamento. La consuetudine, dunque, è la guida della vita umana. Senza essa, saremmo
ignoranti di ogni materia di fatto all’infuori di ciò che è subito presente alla memoria e ai sensi.

D’altra parte sebbene le conclusioni dell’esperienza ci conducano al di là dei sensi, tuttavia qualche fatto deve essere presente ai sensi o alla memoria perché possiamo trarre le conclusioni.

Ad esempio, un uomo che trovasse in un luogo deserto i resti di un edificio, troverebbe che quel paese fu, in tempi remoti, abitato; ma se nulla del genere gli si presentasse, non potrebbe mai trarre una simile inferenza. In una parola, se non prendessimo le mosse da qualche fatto, presente alla memoria o ai sensi, i nostri ragionamenti sarebbero meramente ipotetici.

In conclusioni, se rileviamo che alcune coppie di oggetti (ad es. neve e freddo) sono sempre state congiunte insieme; e se della neve si presenta di nuovo ai sensi, la mente è portata dalla consuetudine ad aspettarsi il freddo, ed a credere che tale qualità esiste.

Tale credenza è il risultato necessario del fatto che la mente si trova in tali circostanze. E’ un’operazione dell’anima inevitabile come il sentire la passione dell’amore, quando riceviamo dei benefici, o la passione dell’odio, quando veniamo ingiuriati.

di Domenico Valenza
Valuta questo appunto:

Continua a leggere:

Altri appunti correlati:

Per approfondire questo argomento, consulta le Tesi:

Puoi scaricare gratuitamente questo appunto in versione integrale.