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I congressi del 1973

I congressi del 1973 furono apparentemente di consolidamento del processo unitario, in quanto, sia nella UIL sia nella CISL si imposero le posizioni di coloro che erano schierati a favore dell'unità.

AI VI congresso della UIL (Rimini, marzo '73) l'alleanza tra repubblicani e socialisti permise l'adozione piena del principio dell'incompatibilità; la corrente socialdemocratica, messa in minoranza, riuscì ad ottenere lo strumento di garanzia della maggioranza del 75% per l' assunzione delle decisioni.

Il congresso della CISL (Roma, giugno '73) segnò la definitiva vittoria di Storti contro la linea antiunitaria di Scalia.

L'VIII congresso della CGIL (Bari, luglio '73) fu incentrato sul rigetto della proposta di patto sociale avanzata dalla CONFINDUSTRIA che sollecitava uno scambio tra moderazione salariale e comune sostegno alla politica delle riforme.
Lama, sostenuto da Trentin, contrappose la cd "proposta globale" ossia i grandi temi della politica delle riforme da integrare con la difesa del salario e della scala mobile e con l'estensione al pubblico impiego dei benefici ottenuti dal lavoratore industriale.
Successivamente vennero realizzati altri due passaggi funzionali al processo unitario: l'uscita della CGIL dal movimento sindacale internazionale filocomunista (WFTU) e l'entrata nel CES; l'uscita di Lama, Trentin e Scheda dal comitato centrale del PCI in applicazione del principio dell'incompatibilità.


di Cristina De Lillo
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