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I figli del boom demografico alla pensione

Tra le sollecitazioni che le autorità comunitarie rivolgono agli Stati membri, al fine di un adeguato "governo" del picco di spesa dovuto all'avvicinarsi alla soglia pensionistica della generazione del boom demografico, risulta meritevole di particolare attenzione quella indirizzata all'aumento dei margini della manovra di bilancio, suggerendosi, in proposito, due tipi di misure, reciprocamente alternative: la riduzione del debito pubblico e l’accumulo di fondi di riserva.
Entrambe le suindicate misure presuppongono, come è evidente, una condizione ben precisa, ma alquanto improbabile, stanti le condizioni finanziarie generali: una consistente eccedenza di bilancio, che si presti ad essere stornata per fronteggiare la lievitazione dei costi dovuti all'invecchiamento.
Ma il suggerimento appare egualmente meritevole di considerazione, se non altro perché indica una via alternativa quella delle modifiche del sistema pensionistico vigente.
Di fatto, d'altra parte, la praticabilità della proposta di costituire anche nel nostro Paese un fondo di riserva a copertura del suindicato incremento di spesa futuro (da sottolineare: "transitorio") potrebbe forse trovare un certo spazio nei territori dei cosiddetti "contributi silenti".
È bene ricordare, infatti, che all'interno della massa di contribuzione previdenziale periodicamente raccolta dagli enti è compresa anche una quantità di contributi, non ben determinata ma sicuramente consistente, che, a causa di circostanze varie (morte prematura dell'assicurato, precoce uscita del medesimo dal mercato del lavoro o, più semplicemente, dallo specifico regime previdenziale, o altro), è destinata a restare inutilizzata, o della quale, comunque, è remota la possibilità di effettivo utilizzo.
di Stefano Civitelli
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