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I modelli a intervallo unico


I modelli a intervallo unico si potrebbero definire come strutture vuote, essi comprendono solo le note strutturali, distanti tra loro una 2°,una 3° o una 4° o una 5°. Ma la vacuità di questi modelli può essere disturbata da note addizionali e ausiliarie imposte magari da una più ricca immaginazione o da abitudine motorie, da necessità insomma.
Finchè il nucleo è riconoscibile, qualunque nota addizionale nella melodia è detta affisso se la si aggiunge al nucleo dal di fuori; è detta suffisso se è aggiunta al di sopra; prefisso quando aggiunta al di sotto. Le melodie per seconda possono essere ornate solo con affissi. Le melodie per 3°,4° e 5° tendono sempre a risolversi in intervalli più brevi; le note riempitive di queste ultime si dicono infissi. Quindi riepilogando, le melodie a picco ricordano urla selvagge di gioia o rabbia; le melodie orizzontali sono una ripetizione costante della stessa nota, talvolta una reiterazione incessante di due note di tonalità diverse. È possibile incontrare spesso all’interno di una stessa tribù entrambe le melodie, addirittura in una stessa canzone. Le melodie a picco passano da gemiti naturali spontanei, a stilizzazioni addomesticate; le melodie orizzontali si adattano all’inflessione corretta, al metro e al significato delle parole che accompagnano, divenendo così delle melodie parlate realistiche, qualcosa tipo un’imitazione. I canti che fanno parte delle storie di animali nella musica più arcaica degli indiani d’America sono imitazioni delle grida degli animali.
Le melodie a intervallo unico sono universalmente diffuse in tutto il globo, in grande parte si trovano presso i popoli più arcaici, ma è possibile trovare qualche esempio anche a livelli più evoluti.
di Marianna Tesoriero
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