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I retaggio del Kanun nel diritto albanese

Il Kanun non è più in vigore; le sue norme, pur descrivendo i valori fondanti l’etica albanese, sono un retaggio del passato.
“Il Kanun è una legge che è stata raccolta come i chicchi di grano in questa grande povertà”.
Proprio questi chicchi di grano intendiamo esaminare.
Intendiamo presentare lo “spazio” dell’Albania attuale come il terreno di coltura nel quale quei chicchi sono stati seminati, si sono radicati e riprodotti.
Ed è quindi sul Kanun che bisogna riflettere per capire l’Albania.
L’identità nazionale albanese emerse prepotente con l’inizio del lungo dominio ottomano, nella seconda metà del XIV secolo.
L’esercito ottomano, perfetta macchina da guerra, conquistò molte terre balcaniche, spesso scontrandosi con la caparbietà dei popoli occupati.
E fu in questo difficile contesto che apparve sulla scena la figura più carismatica della storia albanese Giorgio Castriota Scanderbeg, l’eroe che guidò il suo popolo verso una presa di coscienza nazionale.
Il tema della religione, che per gli albanesi è secondario rispetto a quello della nazione, raggiunse il suo punto cruciale con la conversione all’Islam: conseguenza della dominazione ottomana.
Dopo la morte di Scanderberg, nel 1468, gli albanesi rimasti in patria continuarono la battaglia contro gli ottomani, guidati da Lek Dukagjini.
Il Kanun di Lek Dukagjini è diviso in 12 libri:
1. la chiesa;
2. la famiglia;
3. il matrimonio;
4. la casa, il bestiame e i poderi;
5. il lavoro;
6. prestazioni e donazioni;
7. la parola;
8. l’onore;
9. i danni;
10. i delitti infamanti;
11. il codice giudiziario;
12. privilegi ed esenzioni.
Il diritto consuetudinario, la cui applicazione veniva garantita dalla forza della tradizione e dall’autorità dei vegliardi, capi tribù e capi bandiera, operò per un lunghissimo periodo: complice il fatto che l’Albania diventò Stato solo nel 1912.
Attualmente, la legge dello Stato, a partire dalla Costituzione in quanto fonte primaria, è la “più alta autorità da rispettare, in modo che si abbia uno Stato di diritto capace di difendere nella democrazia pluralista, i diritti soggettivi e le libertà, in modo che l’Albania si innalzi al livello delle società civili più avanzate”.
di Stefano Civitelli
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