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I sa-yelab


I sa-yelab descrivono aspetti personali e specifici del rapporto fra chi piange e il defunto, a differenda degli elogi occidentali, non elencano le virtù e i successi del defunto ma parlano di ciò che chi si duole ha condiviso con la persona scomparsa. L’esecuzione si un sa-yelab comunica la tristezza del piangente per la scomparsa del defunto e induce gli altri a dispiacersi per la sua perdita. Alcuni testi iniziali presentano forme un po’ più complesse “Stavi mangiando poco fa”, “Svegliati, non prenderci in giro così”, queste normalmente vengono accompagnate da domande retoriche “mi chiede se saremo mai più insieme” ma anche domande più esplicite “come curerò l’orto da sola?”. Oltre alle forme più semplici come le frasi formulari, le espressioni di stupore e le domande retorichee, ci sono testi più elaborati che sono più allusivi, prendono la forma di bale to PAROLE ROVESCIATE e hanno un sotto o significato sottinteso HEG. Normalmente le frasi bale to esprimono supposizioni sulla causa della morte e sullo stregone responsabile, dato che nel Bosavi tutte le morti sono considerate la conseguenza di un sortilegio.
Il sa-yelab è un lamento che si trasforma in canto piangente interpretato, è l’espressione kaluli con cui il piangente si avvicina di più a essere un uccello. Il pianto o lamento è la forma sonora associata in modo più diretto al diventare uccello, in altre parole, la forma sonora più strettamente associata alla morte e al senso di perdita. La canzone è invece meno diretta non è mai un’espressione di dolore improvvisata e spontanea. Il sa-yelab kaluli è strutturato come un tipo di lamento melodico con un codice preciso di altezze che lo trasforma in contesti di lutto e perdita in un lamento melodico cantato e con testo; la terminologia kaluli marca con grande forza questo stile come una varietà modernizzata di lamento, non di canto. In esecuzioni particolarmente elaborate di sa-yelab, l’aggiunta di bale to e altre elaborazioni formali a effetto trasforma il lamento cantato on qualcosa di più simile a una canzone piangente. Il movimento del lamento, da spontaneo e improvvisato e elaborato in maniera compositiva, crea una tensione estetica che provoca ‘impressione che anche il piangente, come il defunto, sia diventato un uccello.

di Marianna Tesoriero
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