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I successori di Costantino

I SUCCESSORI DI COSTANTINO: nel 326 Costantino fa uccidere il figlio maggiore Crispo e la moglie Fausta, figlia di Massimiano. Per un po' favorisce i fratellastri nati dal matrimonio di Costanzo Cloro con Teodora. Alla fine di una serie di ribellioni, dopo la morte di Costantino, vengono eletti i figli Costantino II, Costante e Costanzo. Rimase poi solo Costanzo che dominò incontrastato fino al 361. Costanzo si occupò dei contrasti teologici tra le chiese cristiane e fu più deciso del padre nei confronti del paganesimo anche se ciò non si tradusse mai in una vera persecuzione. Si fece maggiore la pressione del potere politico sulla chiesa e Costanzo fu sicuramente il più motivato verso la definizione di un cesaropapismo, imponendo con durezza le sue tesi filoariane e non esitando a perseguitare con inflessibilità gli oppositori; i ripetuti esili di Atanasio (cinque) ne sono la testimonianza.
Le leggi emanate dai costantinidi contro i vecchi culti e a vantaggio della Chiesa Cristiana non sono molti ma i codici che ce li hanno trasmessi, il Teodosiano e il Giustiniano, sono parziali. Contiamo cinque costituzioni di Costante e Costanzo che condannano, minacciando anche la pena capitale, la pratica della vecchia religione. Nel 341 una legge di Costante deride espressamente il paganesimo romano considerato superstizione e follia. Nel 354 una legge di Costanzo prescrive la morte per chi segua i riti pagani. Risentivano della morale cristiana i reati di pederastia (pena capitale) e matrimonio tra consanguinei. Crebbero le immunità fiscali per la Chiesa. Nel 355 si stabilì addirittura che i vescovi potevano essere giudicati solo da un tribunale ecclesiastico.
Le leggi dei costantinidi non riuscirono però a debellare il paganesimo ma le parti erano ormai chiaramente invertite se un retore siciliano, Firmico Materno, nel 340 indirizzava a Costante e Costanzo un'apologia del cristianesimo che invitava a dichiarare intollerabili i culti immorali del paganesimo. Saranno ora i cristiani a muovere contro i loro persecutori di un tempo.

di Gherardo Fabretti
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