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Il Defense Planning Guidance e la Dottrina di Bush – Jim Lobe e Adele Oliveti

La fine della Guerra fredda era stata un’esperienza cruciale per molti esponenti della destra. Due delle principali fazioni che avevano appoggiato il programma di Reagan, i paleoconservatori e i libertari, difesero una riduzione netta degli impegni stranieri degli Stati Uniti e si opposero con forza alla Guerra del Golfo del 1991 contro l’Iraq. I neoconservatori, dal canto loro, sostenevano che la vittoria nel Golfo Persico e il crollo dell’URRS presentavano agli Stati Uniti un’eccezionale opportunità per rimodellare il mondo alla luce dei propri interessi.

Seppur contrariato da George Bush Sr, c’era però un’area dell’amministrazione in cui le idee dei neo-conservatori continuavano a esercitare una certa attrattiva: il Dipartimento della difesa. Così, tra la fine del 1991 e l’inizio del 1992, Wolfowitz e Libby vennero incaricati di redigere il Defense Planning Guidance, documento che avrebbe costituito la base di una grandiosa strategia militare per i primi anni del Ventunesimo secolo.

La bozza del documento sosteneva che il primo obiettivo della politica estera statunitense doveva essere quello di prevenire il riemergere di nuovo rivale, impedendo a qualunque potenza ostile di dominare una regione le cui risorse, sarebbero sufficienti a generare potere globale. Inoltre, esso sosteneva la necessità di azioni preventive contro i paesi che stavano sviluppando armi di distruzioni di massa.

Dopo essere stato il Dpg al centro di critiche in seguito alla pubblicazione dei suoi contenuti sui media, verso la metà degli anni novanta le sue idee erano state fatte proprie da una rinnovata coalizione di neoconservatori. Al fine di rafforzare il “momento unipolare” della supremazia americana, essi fondarono il Project for New American Century (Pnac), che trovò l’attesa opportunità con le elezioni presidenziali del 2000. Quell’anno il Pnac pubblicò dei testi sui quali poi si sarebbe fondata la Dottrina di Bush.

I neoconservatori e i loro alleati erano consapevoli del fatto che un programma così ambizioso non sarebbe stato facilmente accettato in politica estera, specie in assenza di un evento catastrofico e catalizzatore, come una nuova Pearl Harbor. Ma la nuova Pearl Harbor era dietro l’angolo, e con l’11 settembre i neoconservatori videro materializzarsi le giuste opportunità.

di Domenico Valenza
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