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Il consenso come forma di democrazia della crisi ambientale


Consenso. Il consenso è il processo che meglio di ogni altro permette di elidere i conflitti e di rendere possibile la convivenza pacifica. Differisce dall'accettazione per un importante aspetto: si applica alla comunità nel suo complesso e non al singolo utente. Il primo riunisce varie risposte individuali per fare una media utile ad agire e minimizzare i danni; il secondo anticipa le risposte prevenendo e pilotando la formulazione del giudizio per massimizzare i benefici.
Come si produce il consenso? Se il consenso è l'accordo che si offre ad un provvedimento o ad un programma di azione che deve essere intrapreso, come si fa ad ottenerlo? L'elemento focale di produzione di consenso risiede nel processo di partecipazione, che deve essere messo in opera secondo schemi operativi ben precisi, dal momento che può rendere le decisioni stesse, diverse a seconda della forma con cui opera.
Parleremo infatti di:
- Partecipazione consensuale: si svolge in modo da mantenere in equilibrio la bilancia tra gli individui, senza avvantaggiare la maggioranza o sfavorire la minoranza.
- Partecipazione normalizzata: si svolge quando l'accesso ai membri del gruppo alla partecipazione e al consenso è regolato dalla gerarchie esistente.
- Conflitto. Intendiamo per conflitto la lotta per certi valori o pretese di status, per il potere o per risorse scarse, in cui lo scopo delle parti non è solo di ottenere i beni desiderati ma anche di neutralizzare, ferire o eliminare i rivali. Può aver luogo tra individui o tra collettività.
Un conflitto però non deve necessariamente essere qualcosa di negativo. Alcuni conflitti sono sintomi di una malattia del corpo sociale, mentre altri sono forme normali dell'interazione che possono contribuire alla conservazione, allo sviluppo, al cambiamento e alla stabilità complessiva delle entità sociali. In generale all'interno di società aperte e pluraliste i conflitti posso avere conseguenze stabilizzatrici, mentre in società chiuse e rigide, i conflitti tendono ad essere repressi fino a scoppiare in rivoluzioni.

di Gherardo Fabretti
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