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Il consumo di alcol e le classi sociali

Due sono i modelli di regressione che studiano l'associazione tra non consumo e consumo a rischio con altre variabili che determinano la posizione sociale, come la classe sociale ed il livello d'istruzione. Queste associazioni sono state arricchite nell'analisi con l'interazione di altri stili di vita come l'attività fisica, lo stato di sovrappeso, l'abitudine al fumo.
Alla classe sociale I appartengono i dirigenti, gli imprenditori, i liberi professionisti; alla classe II i quadri, gli impiegati; alla classe III appartengono i lavoratori in proprio e i soci delle cooperative; alla classe IV gli operai, i capo operai, ecc. Il livello di istruzione individuale è stato rappresentato su di una scala ordinale con 4 categorie: bassa, medio-bassa, modio-alta, alta. La collocazione degli individui in queste categorie è determinata dal titolo di studio e dall'anno di nascita.
Sono stati considerati consumatori di tabacco coloro che hanno dichiarato di fumare almeno una sigaretta al giorno. L'attività sportiva è stata definita l'attività fisica che si svolge in ambito sportivo, le categorie sono: attività sportiva continuativa, saltuaria, leggera, nessuna attività. La condizione di sovrappeso è stata derivata dal calcolo del body mass index e ricodificato in 4 classi: sottopeso, normopeso, sovrappeso, obeso.
Le analisi mostrano come esista una forte associazione tra classe sociale bassa e consumo a rischio così come si caratterizza in altri paesi europei nel genere maschile. Di interesse e di esclusiva specificità italiana invece sembra essere l'associazione che lega in modo inverso la classe sociale ed il non consumo di alcol.
In Italia il rischio di mortalità si indirizza quasi esclusivamente verso la classe sociale più bassa o verso chi ha un livello d'istruzione più basso, al contrario di altri paesi europei e mediterranei (come la Francia o la Spagna).
Altre correlazioni già conosciute sono la forte associazione tra sovraconsumo di alcol e consumo di tabacco a tutto svantaggio delle classi sociali più basse ed una minore propensione all'attività fisica e ad un comportamento alimentare bilanciato in chi sovraconsuma. Si evidenzia una maggiore presenza di non consumatori nelle regioni del sud e di consumatori a rischio nelle regioni del centro e del nord.
Per il consumo a rischio non sembra esistere una differenza fra i sessi.

di Angela Tiano
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