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Il consumo di alcol nelle diverse coorti d'età: modelli a confronto

Attraverso le indagini multiscopo e le indagini ad hoc si può meglio identificare chi consuma alcol secondo alcune caratteristiche socio-demografiche. Dobbiamo differenziare però i diversi comportamenti di consumo così come si sono trasformati dalla fine degli anni '80 ai giorni d'oggi.
Il quadro che queste ricerche ci offrivano era un'età media di iniziazione al bere che si attestava intorno ai 14 anni, secondo un modello alimentare di consumo di vino nell'ambiente familiare. Con il passaggio ad un'età più adulta (18-20 anni), aumentava il ricorso ad alcolici diversi con modalità trasgressive, imponendosi il consumo saltuario di birra, fuori casa, con gli amici ed in momenti socializzanti. Le femmine, che arrivavano con circa due anni di ritardo all'approccio con l'alcol, erano ancora più legate al modello familiare di uso prevalente di vino ai pasti.
A differenza dei primi approcci giovanili per le bevande diverse dal vino, che avvenivano in situazioni esterne al contesto familiare, con uso prevalentemente socializzante, con l'età adulta si affermava il valore della scelta in base al gusto ed alla preferenza personale. Nell'età adulta le nuove bevande tendevano a sommarsi al consumo di vino.
Sotto la spinta dell'incremento del consumo di vino, il consumo di alcol totale cresceva con l'età fino ai 50-60 anni, con valori doppi rispetto ai 20 anni, per poi stabilizzarsi fino ai 65-70 anni e, di qui, iniziava a diminuire gradualmente, di pari passo con la riduzione fisiologica di altre abitudini di vita.
Le persone adulte preferiscono il vino, mentre alla birra si rivolgono i giovani, ed ai superalcolici le persone di mezza età. Indipendentemente dall'area geografica, il vino rappresentava circa l'80% della dieta alcolica giornaliera degli intervistati.
Nelle inchieste degli anni più recenti, questa quota si è ridotta, ma rimane ancora dominante, e comunque non scende mai al di sotto del 70%.
La propria casa è il luogo preferito per il consumo di tutte le bevande alcoliche, ed in particolare del vino; le occasioni di bere fuori casa sono più rappresentate per aperitivi, birra  liquori secchi.
A partire dalla metà degli anni '90 fino ai giorni nostri il fenomeno sembra modificarsi abbastanza radicalmente: nel 2005 in Italia le persone che dichiarano di essere bevitori di almeno una bevanda alcolica sono quasi il 70%. Il consumo di alcol continua ad essere un comportamento prettamente maschile: più dell' 80% dei maschi sopra i 14 anni ha dichiarato di consumare una bevanda alcolica contro il 60% delle femmine.
Per quanto riguarda le differenze territoriali le regioni del nord sono quelle in cui è più alta la percentuale di bevitori. Ovviamente la percentuale cambia in base all'età: tra la classe tra i 40 ed i 60 anni i consumatori sono più dell'80%.
Molto interessante è invece l'analisi secondo la preferenza delle bevande alcoliche per classe d'età: in italia sembrano convivere due modelli di consumo: per i maschi come per le femmine la socializzazione al consumo avviene tramite la birra e gli aperitivi alcolici che rimangono le bevande preferite fino ai 40 anni (tipico ed assimilabile al modello dei paesi nordici e anglosassoni). Per quanto riguarda le classi d'età più adulte e quelle più anziane le preferenze sono rivolte verso il vino ( modello tipico dei paesi mediterranei).
Attraverso i dati istat, e per la prima volta con l'indagine del 2005, è possibile stimare anche la quota di bevitori a rischio secondo le raccomandazioni dell'OMS (per le femmine più di 20g al giorno, per i maschi più di 40g; 20g=2 bicchieri di vino), ovverosia quella parte di popolazione che grazie al suo consumo rischia di sviluppare una patologia o di compromettere il sistema di relazioni sociali.
La percentuale dei bevitori a rischio in Italia non arriva al 10%.
Il dato più allarmante è che le classi d'età che hanno la quota più alta di bevitori a rischio sono quelle dei 20enni e dei 30enni, senza alcuna differenza tra i generi (più del 20%).
di Angela Tiano
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