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Il danno: offesa dei reati patrimoniali

Il danno è l’offesa dei reati patrimoniali, anche se in alcuni casi è sufficiente anche solo il pericolo (reati di turbativa).
La definizione di danno è parallela a quella di patrimonio.
La nostra concezione giuridico-strumentale-personalistica del patrimonio fa si che siano danno:
- riduzione attività (danno emergente) o il mancato incremento delle attività (lucro cessante);
- incremento passività;
- diminuzione della strumentalità del patrimonio;
- turbative.
Quindi si può avere sia danno economico che danno non economico, nonché danno morale.
Il danno deve sempre essere accertato caso per caso e mai presunto (neanche in casi ovvi, in cui l’accertamento sarà solo più semplice ma comunque presente).
In base a criteri di oggettività giuridica, non sussistono reati patrimoniali quanto:
- non c’è diminuzione di strumentalità patrimoniale;
- vi è, addirittura, incremento di strumentalità patrimoniale.
Ciò in quanto la malafede contrattuale è illecito penale solo se comporta un concreto danno, altrimenti è solo illecito civile.
La valutazione del concreto danno non può basarsi solo su criteri soggettivi, altrimenti si lascerebbe la sussistenza o meno dei reati patrimoniali alla sensibilità dei vari soggetti passivi, per questi motivi deve effettuarsi su valutazioni obiettive, cioè su vedute generali della società, tenendo comunque conto delle eventuali particolarità del caso concreto.
Il danno deve sussistere al momento del fatto e perciò sono irrilevanti il successivo venire meno del danno come il prodursi successivamente dello stesso.
Ciò comporta che i reati patrimoniali siano reati istantanei (al più frazionati in caso di pagamenti illeciti rateali).
I reati patrimoniali affidati alla giurisdizione del giudice di Pace prevedono la non procedibilità:
- per particolare tenuità del fatto, cioè
- esiguità del danno,
- occasionalità della condotta;
- se il soggetto passivo non ha interesse alla prosecuzione del procedimento.

di Stefano Civitelli
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