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Il declino della politica araba di matrice nasseriana – Reinhard Schulze

Fin dal 1964-65 si erano delineati i primi segni di declino degli ideali nasseriani di un repubblicanesimo del Terzo mondo. Il 29 marzo 1964 Faysal si era fatto incoronare re dell’Arabia Saudita e ora si presentava sulla scena internazionale come portavoce della causa araba. In quella fase, il regime egiziano diede prova della sua buona volontà con un gesto di apertura verso i membri dei gruppi islamici.

Le opportunità di sviluppo di un’ideologia arabo-nazionalista erano destinate ad aumentare nuovamente con la fondazione dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina. Tuttavia, il processo di differenziazione ideologica degli anni Sessanta aveva avuto ricadute così profonde che i gruppi favorevoli a Nasser non riuscirono più a dar vita, nel contesto palestinese, a un movimento nazionale votato in maniera univoca alla causa araba. Yasser Arafat era saldamente insediato alla guida del Fronte di Liberazione della Palestina, ed è proprio alla sua persona che vanno ricondotti gli stretti rapporti tra Fratelli musulmani egiziani e Fatah, fondato nel 1958 da palestinesi raccolti in Kuwait per creare un bacino di raccolta dell’opposizione palestinese

All’interno di questa fitta rete di correnti monarchiche, islamiche e socialrivoluzionarie, si era ridotto in maniera impressionante il margine d’azione dei fautori di una politica araba di matrice nasseriana. Nel gennaio 1965, quando il Fatah proclamò la lotta armata contro Israele, l’Egitto rimase completamente isolato. Per quanto l’Egitto cercasse di ristabilire il controllo sul Fatah, il processo di autonomizzazione del nazionalismo non poteva più essere arrestato.
di Domenico Valenza
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