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Il disegno costituzionale: la concezione dualistica e monistica nella previdenza sociale


Per effetto dei precetti costituzionali, la tutela di chi versa in condizioni di bisogno è destinataria di una garanzia "forte", espressiva di una esigenza solidaristica, e trova realizzazione non già attraverso una attività graziosa della pubblica amministrazione, bensì attraverso il riconoscimento in capo a ciascun interessato di diritti soggettivi e prestazioni specifiche (cosiddetti diritti pretensivi).
Tuttavia, pur convenendosi sull’avvenuto accoglimento da parte del costituente dell'idea della sicurezza sociale, si dividono in campo due diverse concezioni circa il modello secondo il quale il costituente abbia recepito detta idea.
A quella che fa leva sul connotato tradizionale, e considera il modello attuativo di tale obiettivo come la risultante dell'integrazione tra iniziative dei privati e iniziative dei pubblici poteri e postula, dunque, un'interpretazione dualistica dell'art. 38 Cost., si contrappone alla concezione monistica, secondo la quale, proprio alla luce di quegli stessi precetti costituzionali, il concreto modello operativo postula un servizio pubblico concettualmente unitario, destinato alla soddisfazione dei bisogni essenziali di tutti i cittadini: con conseguente assunzione dell'intero carico finanziario relativo da parte dell'erario.
Al di là dei concreti termini di quella polemica, alla luce delle più recenti esperienze appare difficilmente contestabile che la garanzia di libertà dal bisogno richieda l'adozione da parte dell'ordinamento di iniziative di carattere positivo, indirizzate ad un fine specifico.
Così com'è non sembra contestabile il fatto che, attraverso la realizzazione dei diritti sociali dei singoli, trova soddisfazione un interesse pubblico, sicché la soddisfazione dell'uno è, in qualche modo, strumentale alla soddisfazione degli altri.

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