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Il fenomeno del market failure in Italia


Le nuove forme di ecologia nate dagli anni 70 ad oggi considerano l'ambiente non solo come risorsa igienico – naturale ma anche come motore di sviluppo economico. Un passaggio dunque dall'ambiente come vincolo ad ambiente come risorsa. Nella fase iniziale, le forme di sviluppo e valorizzazione del potenziale ambientale necessitano di uno start up finanziato da forme di investimento pubblico, senza le quali è parecchio difficile che queste risorse possano vedere la luce. Come ci si è comportati in Italia è facile vederlo, con una netta contrazione dei finanziamenti della XIV legislatura rispetto alla XIII. Ci si aggiunga pure che un vero mercato interessato alla protezione ambientale non esiste, un market failure insomma.

IL FALLIMENTO DEL MERCATO NELLE AREE PROTETTE. Il fenomeno del market failure è particolarmente diffuso in Italia nell'ambito delle aree protette. Sono due le situazioni principali di market failure in questo preciso ambito:
- Presenza di diseconomie esterne. Una diseconomia esterna è....Dunque è stato osservato da Peterson e Randall che i parchi intendono tutelare e conservare risorse che un soggetto economico privato non considera nei propri costi quando tale risorsa viene distrutta. Ad esempio costruire una casa in una zona di interesse paesistico significa deturpare il paesaggio ma al privato non frega niente del danno generale che arreca alla comunità.
- Inefficienza nell'allocazione intertemporale delle risorse naturali. Le risorse naturali non possono essere riprodotte con la tempistica del mercato; progresso tecnologico e domanda di prodotti naturali hanno una temporalità diversa.

A causa di questi due fattori l'amministrazione pubblica deve chiarire le priorità nella destinazione d'uso delle aree o valutare la domanda dei cittadini nei confronti di queste aree, cioè la disponibilità a pagare per i servizi che essa gli fornisce. Quali sono queste destinazioni? Sono fissare dalle leggi istitutive dei parchi e sono:
- conservazione di risorse di speciale interesse ecologico, geomorfologico ed estetico.
- Fruizione pubblica o collettiva per fini ricreativi, culturali ed educativi.
- Costituzione di ambiti privilegiati per la ricerca scientifica.
- Promozione dello sviluppo economico delle comunità interessate.

I benefici derivanti dalle destinazioni d'uso non sono generalmente beni scambiabili su un mercato, e sono dunque difficilmente valutabili, quindi difficilmente avvertiti materialmente dalle persone che li ricevono, che li ignorano o li sottostimano. In un quadro del genere è chiaro come i costi di gestione siano molto più alti dei benefici e mancando fondi di compensazione. Nella maggior parte dei casi poi è la pubblica amministrazione e non il privato a potersi impegnare così a beneficiarne è la PA e non il privato, che pure ci ha speso più soldi.

di Gherardo Fabretti
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