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Il fenomeno della recezione del diritto

L’insegnamento universitario ha corso il rischio di restare, ma non è mai restato, esclusivamente accademico.
In qualche modo, il modello che le università proponevano è diventato positivo: non si è infatti proposto, o imposto, un modello nuovo (come è avvenuto ad esempio in Inghilterra).
Un avvenimento importante fu il IV Concilio Laterano (1215) che vietò ai chierici di partecipare ai processi in cui si faceva ricorso al soprannaturale.
La conseguenza fu una nuova procedura, mutuata dal modello canonico, più razionale, più complessa e scritta, cioè un ritorno all’idea di diritto anche nel campo della procedura.
L’amministrazione della giustizia si tecnicizzò, divenne compito esclusivo di giuristi colti, formati nelle università, e quindi nello studio del diritto romano.
In tal modo, il diritto impegnato nelle università cominciò ad esercitare una notevole influenza sulla pratica del diritto.
Il diritto romano non viene mai imposto, ma i giuristi, utilizzando le distinzioni e i concetti del diritto romano, che essi propongono come diritto migliore, più facilmente accessibile e conoscibile, sicuramente hanno una forte autorità persuasiva.
Il diritto romano viene recepito come idea, non come vero e proprio diritto uniforme.
D’altra parte, se guardiamo alle varie fonti, alle consuetudini, alla legge, alla giurisprudenza, vediamo che la loro condizione contribuisce in ogni caso a favorire la recezione, la diffusione del diritto romano studiato nelle università.
di Stefano Civitelli
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