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Il futuro delle Nazioni Unite in un mondo unipolare

Interrogativi sull'equilibrio tra influenza americana e multilateralismo ONU. Rapporto tra Usa e sicurezza collettiva legato a → capacità e libertà di agire al di fuori delle istituzioni oppure l'utilizzo della Carta; valore creativo dell'azione unilaterale nella formazione del diritto oppure rispetto delle regole sull'uso della forza; egemonia per puro interesse nazionale oppure leadership per valori condivisi. → da questi dilemmi dipende il futuro ONU. Ecco le varie ipotesi:
A) Usa come “princeps legibus solutus” → l'egemonia americana potrebbe a un certo punto tradursi in un dominio imperiale che porterebbe gli Usa al di sopra delle regole esistenti, non subordinati a leggi e istituzioni che continuerebbero a valere per il resto della comunità internazionale → si formerebbe un sistema internazionale a due livelli con da un lato una potenza egemonica capace di operare senza limiti e dall'altro gli altri paesi sottoposti ad un ordinamento internazionale simile a quello attuale. Le Nazioni Unite abdicherebbero a favore degli Usa cedendo il compito di garantire la sicurezza collettiva. Le organizzazioni multilaterali perderebbero la loro missione. L'unica riforma capace di riflettere una situazione simile sarebbe una formalizzazione dell'egemonia Usa, per esempio facendoli diventare gli unici membri permanenti. L'unico vero garante della sicurezza sarebbero gli Usa.
B) Nazioni Unite vs Usa.
L'egemonia americana potrebbe suscitare nel resto della comunità internazionale una reazione di opposizione o attraverso forme di containment o attraverso alleanze concorrenti. Un pochino è avvenuto nel 2002-2003 in Iraq, quando le Nazioni Unite si sono poste come contrappeso alla potenza americana. Potrebbe crearsi una frattura Usa/resto del mondo con ONU come containment degli Usa. Quest'ipotesi prevederebbe un'uscita Usa dall'organizzazione.
C) La fine del grande esperimento.
I recenti avvenimenti potrebbero condurre ad accettare che il grande esperimento del XX secolo di creare un ordinamento internazionale fondato sul diritto è fallito e che rimane illusorio qualsiasi tentativo di conciliare la realtà della politica internazionale con i principi ONU. Si tratterebbe di indietreggiare a prima della prima guerra mondiale con politica di potenza e interesse nazionale come unici parametri. La naturale conseguenza sarebbe lo scioglimento dell'ONU o la sua estinzione di fatto e un generale indebolimento delle forme istituzionali di cooperazione internazionale. Il diritto internazionale potrebbe continuare a regolare i rapporti tra stati, seppure in un numero più limitato di settori.
D) Realpolitik e multilateralismo.
Un'altra interpretazione tende a sminuire il carattere straordinario degli avvenimenti degli ultimi anni e a considerare l'egemonia americana come qualcosa di effimero destinato a ridimensionarsi con il sorgere di uno o più poteri concorrenti. L'azione Usa non metterebbe quindi in questione l'esistenza del sistema perché il comportamento Usa sarebbe un'eccezione. Si tratta dell'ipotesi più conservatrice che non comporterebbe modifiche alla Carta.
E) Le tensioni creatrici: “ex iniuria ius oritur”.
Alcuni interpretano le recenti frizioni tra azione egemonica e legalità internazionale come “tensioni creatrici” → la base del meccanismo di formazione spontanea del diritto internazionale, di momenti di evoluzione dell'ordinamento internazionale, origine di nuove regole. Le varie prassi porterebbero a nuove norme consuetudinarie che permettano l'ingerenza umanitaria anche senza autorizzazione del Consiglio di Sicurezza. Anche la dottrina Bush diverrebbe l'opinio iuris necessario ad un allargamento dell'articolo 51. Questo processo creativo potrebbe condurre a una revisione della Carta.
di Alice Lavinia Oppizzi
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