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Il gruppo nelle teorie di Lewin, Sherif, Tajfel

Lewin -> il gruppo è prima di tutto una totalità dinamica, le cui proprietà strutturali sono diverse dalle proprietà strutturali delle sottoparti (singole parti).
Una totalità dinamica è caratterizzata dalla stretta interdipendenza delle sue parti, per cui le proprietà strutturali sono caratterizzate da rapporti fra le parti piuttosto che dalle parti.
A questo proposito Lewin parla di due tipi di interdipendenza:
1. Interdipendenza del destino: nel senso che qualsiasi aggregato casuali di individui può divenire gruppo se le circostanze ambientali attivano la sensazione di essere improvvisamente nella stessa barca (es. di clienti di una banca che vengono presi in ostaggio da rapinatori) e si sperimenta un forte senso di coesione per il fatto di condividere un destino comune;
2. Interdipendenza del compito, che fa sì che lo scopo del gruppo crei un legame fra i membri in modo tale che i risultati delle azioni di ognuno abbiano delle implicazioni sui risultati degli altri; la natura di queste implicazioni può essere positiva o negativa: interdipendenza positiva, nel caso in cui il risultato positivo di ognuno implica il successo del gruppo (squadre sportive), interdipendenza negativa quando il successo di un membro costituisce l'insuccesso di un altro o degli altri membri (gruppo di lavoro in cui vengono attribuiti alle persone incentivi o promozioni).

Sherif -> ha una concezione “architetturale” di gruppo, nel senso che lo considera come una struttura dove i membri sono legati da rapporti di status e ruoli e dove si definiscono norme e valori comuni. Nel momento in cui si attua la struttura del gruppo, si formano anche delle norme comuni. Le attività dei singoli membri vengono regolate all'interno del gruppo secondo la loro appartenenza alla struttura, e secondo la loro posizione sociale particolare e il ruolo e in base alle norme di gruppo.
La condizione essenziale perché si formi un gruppo è l'interazione nel corso del tempo di individui che hanno motivazioni, interessi, problemi comuni.
Le proprietà minime di gruppo sono rappresentate quindi da:
1. Una struttura e organizzazione di ruoli di membri, differenziata per potere o posizione sociale;
2. Una serie di norme o valori che regolano il comportamento dei membri almeno nei settori di attività in cui il gruppo è più di frequente impegnato.
La concezione strutturale di gruppo proposta da Sherif si adatta a gruppi di varie dimensioni, in quanto anche grandi gruppi sono caratterizzati da un'organizzazione che prevede differenziazioni nel potere e nei ruoli, come pure da norme e da valori condivisi.
Nei suoi studi ha inoltre sottolineato il bisogno di un approccio interdisciplinare e in particolare fra psicologia e sociologia per comprendere i fenomeni che si situano a vari livelli della vita di gruppo, in quanto se per sociologi l'unità di analisi è l'organizzazione sociale umana, per lo psicologo sociale l'unità di analisi è il modo di funzionare dell'individuo in relazione alle situazioni sociali.

Tajfel -> il concetto di gruppo da lui utilizzato nel quadro della teoria dell'identità sociale e delle relazioni intergruppi, è una diversificazione della definizione di "nazione" proposta dallo storico è Emerson secondo cui una nazione è un corpo di persone che sente di essere una nazione.
Per Tajfel questa definizione è di natura sociopsicologica e non storica, in quanto si basa sul processo di autocategorizzazione e non su elementi esterni quali ad es. eventi storici, politici. Ciò che costituisce una nazione, un gruppo è quindi il fatto che l'individuo si sente parte di essi; questa definizione di gruppo, basata sul sentimento di appartenenza, include tre componenti:
- componente cognitiva (conoscere di appartenere ad un gruppo)
- componente valutativa (connotazione positiva o negativa della propria appartenenza al gruppo o del gruppo stesso)
- componente emozionale (aspetti cognitivi e valutativi del gruppo e della propria appartenenza ad esso, quali amore e odio, piacere o dispiacere).

Tajfel riconosce inoltre che ai criteri soggettivi di appartenenza devono corrispondere dei criteri oggettivi, che possono essere utilizzati da un osservatore esterno che determina appunto dall'esterno quali individui appartengono ad un gruppo e quali ad un altro. Solitamente, in condizioni naturali, questo avviene per una serie di situazioni storico-sociali che determinano dei criteri, per i quali la categorizzazione dall'interno e dall'esterno del gruppo porta a definire i confini dell'appartenenza e della non appartenenza. Se questi criteri non coincidono, l'individuo sarà costretto a modificare i suoi criteri di categorizzazione sociale.
di Manuela Floris
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